giovedì 12 aprile 2018

Cambio casa virtuale

Questo è un post difficile da scrivere, anche se nella mia mente è tutto chiaro e definito.
Quando ho deciso di riprendere in mano e riaprire questo blog, avevo paura di non trovarmi più a casa mia, di sentirlo troppo distante da me perché negli ultimi anni sono cambiata moltissimo, ma ho voluto provare perché sono affezionata a questo blog e perché mi dispiaceva "abbandonarlo" senza dargli un'altra possibilità.
Purtroppo questa mia paura è diventata realtà: non mi sento più a casa. Io non sono più "Il profumo dei libri", nonostante i cambiamenti che ho voluto apportare, nonostante tutta la mia buona volontà, io non mi sento più parte di questo posto.
Una parte di me è depressa e delusa, perché non pensavo sarebbe andata a finire così, perché pensavo di riuscire a rendere più giustizia all'anima de Il profumo dei libri; l'altra parte di me invece si sente bene e orgogliosa per essere riuscita ad ammettere che qualcosa non andava e coraggiosa, perché ho deciso di riniziare da capo in un altro blog che sarà la me adulta, la lettrice adulta e realizzata che sono diventata in questi ultimi anni.
Ecco, in poche righe sono riuscita a dire tutto, ma in realtà dentro di me si sta scatenando una guerra fatta di emozioni e sensazioni che non credo riuscirò mai a far capire.
Il nuovo blog era partito con un'idea diversa: volevo provare a stare dietro a quello nuovo in "incognito" e intanto portare avanti anche questo, per vedere dove mi trovavo meglio; mi sono resa conto prestissimo che non mi è possibile fare una cosa del genere per due motivi: il poco tempo e il mio cuore che mi trascina da una parte. E così la soluzione è arrivata da sé: mi trasferisco, prendo baracca e burattini e vado su VOGLIO LEGGERE! Il mio nuovo blog dove, come fosse una casa nuova, metterò pianta stabile e cercherò di renderlo, nel tempo, un posto accogliente e a mia immagine, un po' come avevo fatto con Il profumo dei libri.
Le cose che pubblicherò saranno le stesse, seguirò molto il cuore e i miei desideri, il mio tempo e la mia voglia, non ci saranno scadenze, rubriche prestabilite o un calendario accurato degli eventi. Scriverò quando avrò qualcosa da condividere, scriverò quando sentirò il bisogno di scambiare pensieri e opinioni con chi avrà voglia di leggermi e seguirmi.
Spero che ci sarà qualcuno che avrà ancora voglia di credere in me e che non si sentirà tradito da questo cambio di programma così veloce; in fin dei conti sono tornata solo qualche mese fa e già me ne vado, ma probabilmente una piccola parte sepolta dentro di me sapeva già che le cose sarebbero andate così.
Non mi resta che lasciarvi il link del nuovo blog, è ancora vuoto, devo ancora finire di sistemarlo, ma intanto ci tenevo a farvelo conoscere e darvi tempo di abituarvi con calma alla nuova casa in cui vi ospiterò per tutto il tempo che vorrete.
Spero con tutto il cuore che ci troveremo tutti bene e che continuerete a seguire questa pazza indecisa di nome Alessia, ma che ha una grandissima passione per la lettura e che non si arrende e vuole continuare a mostrarla al mondo.
Grazie di cuore a tutti voi e spero di potervi dire "benvenuti" su Voglio leggere!

VI ASPETTO SU

venerdì 23 marzo 2018

Chi ben comincia: Tramonto e polvere (Lansdale)

Buongiorno cari lettori, eccomi di nuovo con voi. Come avevo accennato nel post precedente, è tornata in me la voglia di lasciarvi degli incipit ogni tanto e così ho approfittato del libro che sto leggendo ed ho deciso di riprendere subito.
Sono rimasta colpita dall'incipit di Tramonto e polvere, perché in poche righe si riesce subito a capire quale sia lo stile di Lansdale: senza fronzoli, a tratti brutale, totalmente sincero e si sente un eco di "non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno", scrivo quello che mi pare come mi pare. Ho visto interviste all'autore e credo che questo stile rispecchi in grandissima parte il suo essere uomo e scrittore. Conosco ancora poco Lansdale, ma riesce sempre a colpirmi, alcune volte con una carezza altre con uno schiaffo, uno di quegli schiaffi che servono per far aprire bene gli occhi. Infatti vorrei riuscire ad approfondire la sua scrittura e le sue storie in modo sempre più forte...ecco perché oggi vi lascio questo incipit, perché mi ha colpito come uno schiaffo e perché dopo aver letto ho sorriso e ho pensato: "Lansdale, sei proprio un furbacchione".
Fatemi sapere cosa ne pensate e se conoscete già Lansdale che ho voglia di confrontarmi con qualcuno che ha letto dei suoi libri, ma anche con chi è incuriosito dalle sue opere senza averle mai lette.


Il pomeriggio che piovvero rane, pesci grossi e pesci piccoli, Sunset scoprì che non ci voleva nulla a buscarne tante come Jack Tre Dita. Ma a differenza di Jack, che la sua ripassata l'aveva presa in pieno sole, a lei era capitato in casa propria, nella coda di un ciclone, con le finestre che minacciavano di scoppiare e su un pavimento di legno freddo come il marmo.
Se ne stava sulla schiena, con la sola parte superiore del vestito. Quella inferiore era volata via quando Pete, mentre la menava ben bene, le era montato sopra, e l'abito, ormai logoro come la politica, si era lacerato lasciandola coperta solamente dalla vita alle spalle.
Le era passato per la mente che di vestiti, adesso, gliene restavano due, e vedere questo andarsene in malora un po' le dispiaceva: era sì stinto, ma aveva un disegno a fiori che non era poi tanto male, e dei colori che si amalgamavano bene con le macchie.
Un pensiero fuggente, comunque. A impegnarle il cervello era soprattutto il modo di riuscire a farlo smettere. Cercava di tenerlo lontano con le mani, ma lui gliele respingeva, ed erano proprio le sue stesse braccia e mani, sbattendole sul volto, a fare all'incirca lo stesso danno dei cazzotti del marito.
La inchiodò a terra, le allargò le gambe e prese a strapparle quel poco che le era rimasto addosso.
Dopo averle fatto saltare anche la parte superiore del vestito, le abbrancò un lato del reggiseno, denudandola. - To', ecco la tetta, - disse. Ormai farfugliava, e il fiato sembrava grondargli alcol.
Poi le afferrò le mutande, e le strappò pure quelle. Infine si slacciò il cinturone con la pistola e lo gettò lì accanto. Mentre armeggiava attorno alla patta dei calzoni, con l'obiettivo di far entrare il mulo nella stalla, Sunset allungò una mano e riuscì a sfilare la .38 dalla fondina. Lui nemmeno se ne accorse. Lei gliela puntò alla tempia e gli fece saltare le cervella.

lunedì 19 marzo 2018

Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard

Buongiorno miei cari lettori, come procedono le vostre letture? Io posso ritenermi davvero soddisfatta perché sto leggendo più di quello che pensavo di riuscire a leggere e sto leggendo bene, cioè molti libri sono sopra le quattro stelline di valutazione, meglio di così non potrebbe andare, infatti la mia speranza che tutto l'anno continui così bene è molta, ma cerco anche di rimanere con i piedi per terra.
Proprio in questi giorni stavo riflettendo su una cosa: ricordate la rubrica che mi sono inventata anni fa "Chi ben comincia..." in cui presentavo gli incipit dei libri che avevo in lettura o che avrei letto a breve? Ecco, stavo pensando di riportarla sul blog, so che all'inizio avevo detto che non avrei fatto più rubriche, ma mi sono resa conto che ci sono libri che hanno incipit così belli o particolari che è un peccato non discuterne con voi, inoltre è un modo un po' diverso dalle solite presentazioni con trama e dati del libro...fatemi sapere se potrebbe piacervi come idea 😉
Ed ora basta chiacchiere che il libro di oggi ha bisogno di tutta la vostra attenzione e ammore per la lettura.

Titolo: Gli anni della leggerezza (La saga dei Cazalet #1)
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Casa editrice: Fazi Editore
Pagine: 606
Prezzo: 18.50 €

Trama:
È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali. Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.


Quando si parla di libri famosi e importanti come questo, io arrivo sempre dopo. Per il semplice fatto che aspetto sempre che le acque si calmino, che la foga dei lettori che lo hanno amato si calmi perché iniziano a leggere e parlare di altro. Sono fatta così, è raro che io legga un libro che ha tanto successo dopo poco dalla sua uscita, ma sapevo che prima o poi io e la famiglia Cazalet ci saremmo incontrati, e finalmente il momento è arrivato.
Gli anni della leggerezza è come un grande e bellissimo dipinto realista; ricco di colori, ombre, sfumature e minuziosi dettagli. Credo sarà impossibile mettere per iscritto i miei pensieri e rendere onore a questo romanzo, perché è così ampio e complesso che non saprei come fare, ma ci metterò tutta me stessa per cercare di farvi capire cosa mi è piaciuto e perché.

Sono presenti tantissimi personaggi e questa cosa mi ha destabilizzato all’inizio, quando ancora dovevo entrare bene nei meccanismi della storia e prendere dimestichezza con la penna della Howard, dopo di che non vedevo l’ora di poter conoscere ogni singolo personaggio e direi che la scrittrice ha accontentato abbondantemente questo mio desiderio; ovviamente non tutti hanno la stessa rilevanza e non tutti vengono fatti conoscere in ogni loro sfaccettatura, ma molti di essi sì: dalla famiglia che è protagonista, alla servitù, ad amici o familiari acquisiti, sono pochi i personaggi che rimangono oscuri e comunque qualcosa di loro lo si scopre entro la fine del libro. Un altro piccolo difetto ai miei occhi, sempre legato ai tanti personaggi è il ricordarsi i nomi, per alcuni ad esempio viene quasi sempre usato un soprannome, ma in alcuni momenti vengono chiamati col loro nome di battesimo ed in quel caso avresti visto un’Alessia con lo sguardo smarrito, sfogliando a ritroso cercando di capire di chi stavo leggendo...ovviamente anche in questo caso è capitato poche volte e dopo poco sono riuscita a districarmi tra i nomi in maniera magistrale. Rimanendo sempre sui personaggi, un altro aspetto che ho amato moltissimo è la loro naturalezza nel farsi conoscere e nel muoversi attraverso le pagine, il loro realismo e il modo in cui riescono a far vedere sia i pregi che i difetti, inoltre non mi era mai capitato di avere punti di vista da parte di adulti, “vecchi” e bambini, questo per farvi capire quanto è enorme l’intreccio di personaggi e trama e quanto lavoro c’è stato sull’approfondimento del loro carattere e del loro modo di agire e di porsi. Alcuni di essi crescono e cambiano molto durante la storia (e non parlo solo dei bambini), altri invece sembrano avere una regressione e un cambiamento in negativo, altri ancora rimangono fedeli a se stessi e non cambiano di una virgola (o quasi). Ne cito due per farvi entrare un po’ di più nella storia: Zoe (moglie di Rupert, quarto figlio dei Cazalet) la incontriamo come donna frivola, infantile, schizzinosa e dispettosa ma durante la storia accade un fatto che la cambia in modo quasi repentino e la rende migliore, ma nonostante tutto questo è uno dei personaggi più onesti di tutto il libro; esempio contrario è Villy (moglie di Edward, secondo figlio dei Cazalet) che durante la storia, a causa di riflessioni e di un’infelicità di fondo, si incupisce sempre di più fino ad avere intorno a sé un’aura di negatività quasi impenetrabile, si adombra e si deprime mano a mano che le pagine scorrono. Potrei stare a parlarvi dei personaggi per ore ed ore, perché sono tanti e sono il fulcro della storia, ma penso di aver detto a sufficienza per farvi capire quanto la Howard ha lavorato su questo aspetto del libro e quanto sia riuscito bene il suo lavoro.

La storia è ambientata nel 1930 in Inghilterra, passiamo dal Sussex a Londra in maniera abbastanza continua ed anche in questo la Howard è stata attenta e intelligente nel presentare le differenze tra la campagna e la città, tra gli uomini e le donne, tra i ricchi e poveri di quel tempo...tutto questo usando piccoli accorgimenti e descrizioni piazzate ad hoc. Pensate che in poco più di seicento pagine di libro, viviamo con i Cazalet un paio di anni (1937-38) e anche la ricostruzione storica di quel periodo mi ha davvero catturato molto, quando si inizia a parlare di Hitler, quando iniziano le visite in Germania da parte del primo ministro Chamberlain e di come vivono tutto questo i diversi componenti della famiglia e la servitù, in questo caso vengono approfondite le sensazioni, i pensieri e le riflessioni riguardo ad una possibile guerra.

Tutto ciò è raccontato con uno stile attento, ricco lessicalmente e pieno di dettagli minuscoli che in altri libri avrebbero annoiato il lettore, mentre in questo sono il naturale svolgersi degli eventi, anche i più piccoli e “insignificanti” eventi e, se possibile, rendono ancora più fluida e accattivante la lettura. Ironia e acutezza sono tratti distintivi della penna della Howard che ritroviamo in tutto il libro.
Per concludere, questo romanzo è enorme sotto ogni aspetto e tocca tantissimi tasti alcuni un po’ frivoli, altri che richiedono totale attenzione e valutazione; crea nel lettore una enorme quantità di emozioni e riflessioni ed i personaggi riescono ad entrare così bene e così facilmente nel cuore di chi legge che è davvero dura separarsi da loro e chiudere il libro. Questo è il primo volume dedicato alla famiglia e storia dei Cazalet, ma OVVIAMENTE cercherò di procurarmi tutti gli altri il prima possibile.

Letto dal 05 marzo 2018 al 10 marzo 2018
 ★★★★½

venerdì 16 marzo 2018

Libraccio I love you

Buongiorno, non sapevo proprio come intitolare questo post, inizialmente doveva essere "Santo Libraccio", poi alla fine ho cambiato idea, spero sia chiaro che il post serve per mostrarvi il piccolo danno che ho fatto da Libraccio. Di solito non trovo mai libri usati che ho nella mia wishlist e se li trovo sono edizioni molto vecchie che non voglio, questa volta ho avuto una botta di culo incredibile ed ho trovato ben cinque libri che desideravo tanto.
Per chi mi segue su Instagram li  ho presentati anche lì la settimana scorsa, tramite una diretta e delle storie dedicate ad essi, oggi finalmente il post "ufficiale" sul blog.


Eccoli qui, in tutto il loro splendore. Sono stata fortunata perché sono tutti come nuovi, a parte uno che ha la copertina leggermente rovinata, ma per il resto sembrano davvero appena stampati 😍
Ora ve li presento per bene uno ad uno, vi metterò la trama e avrete la possibilità di cliccare sulla cover per essere rimandati al sito della casa editrice per tutte le info che vi servono.
Spero di incuriosirvi e se qualcuno di voi ha letto uno di questi libri non esitate a dirmi cosa ne pensate.

Miguel è bellissimo, di una bellezza rara e miracolosa che sin dalla nascita scatena un culto appassionato in tutta la popolazione della città. Il fratello maggiore Santiago assiste ammirato e intimorito alle prodigiose reazioni che la bellezza dell’altro suscita nel padre e nella madre, nei passanti, nelle vicine di casa che affollano il cortile, nelle pretendenti smaniose che lo incalzano ovunque. Ama il fratello più piccolo ma finisce per diventarne l’ombra. Così come Miguel cattura sempre la luce dei riflettori, a Santiago tocca invece il buio degli angoli nascosti. Gli sguardi delle donne sono tutti per il fratello, la sua bellezza mantiene in secondo piano ogni aspetto dell’esistenza del primogenito. La vita tuttavia non fa sconti a nessuno e anche Miguel dovrà, attraverso un faticoso apprendistato, cercare la via per un rapporto maturo con gli altri. Il romanzo è ambientato in Messico, uno scenario che illumina la storia dei colori del realismo magico. Tutti gli eventi sembrano risplendere di una luce mitica e leggendaria. Il conflitto tra i fratelli, il ruolo dei genitori, le storie d’amore, la violenza, i viaggi sono raccontati attraverso un’introspezione psicologica profonda e realistica, ma assumono al tempo stesso un’aura di leggenda. La storia si snoda fra dispiaceri, fughe, rimorsi, ritrovamenti, abbandoni e illuminazioni, mentre seguiamo le vicende dei due fratelli, dei genitori, delle donne amate, degli abitanti del posto, tutti in modo diverso travolti e segnati per sempre da questo straordinario incontro con la Bellezza.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1982, quando Brautigan, lontano dai successi dei suoi primi romanzi, lottava contro depressione e alcolismo, American Dust racconta – in un continuo sovrapporsi di piani temporali – la difficile adolescenza della voce narrante: un ragazzo di tredici anni che cresce senza padre nell’Oregon del secondo dopoguerra, vivendo di piccoli espedienti. Finché, sparando alle mele in un frutteto con il suo fucile calibro .22, colpisce accidentalmente e uccide il suo compagno di giochi e avventure, scoprendo così, nel modo più brutale, a quali conseguenze si vada incontro quando si decide di spendere i pochi soldi accumulati rivendendo vuoti di bottiglia per comprare delle cartucce, anziché un sano hamburger americano. Tra custodi di segherie sempre ubriachi e strane coppie che vanno ogni giorno a pesca portandosi dietro un divano sul quale stare comodamente sedute, tra ragazzine che abitano nell’agenzia di pompe funebri dei genitori e famiglie che cambiano casa ogni sei mesi passando da una roulotte all’altra, Brautigan ci racconta, in pagine di dolorosa, sognante levità, il retaggio di violenza, paura, dolore che si annida nelle pieghe del sogno americano.

John Shaft ha ventotto anni, la pelle nera e una licenza di detective privato. Schivando i mille pericoli di una New York ribollente e ringhiosa, si muove sicuro tra la sua abitazione nel Village, il suo quartier generale in Times Square e il letto di una delle tante ragazze che sembrano immancabilmente cadergli ai piedi. Ma quando viene rapita la figlia del boss malavitoso Knocks Persons, Shaft si trova suo malgrado risucchiato in un intrigo colossale di cui perfino la polizia ignora i contorni e che coinvolge la mafia italiana, i militanti nazionalisti neri e la criminalità di Harlem. Con l’aiuto del tenente Vic Anderozzi e di Ben Buford, amico di gioventù e ora a capo di una potente organizzazione armata, Shaft dovrà tentare di disinnescare la più grossa guerra criminale e razziale che New York abbia mai conosciuto. Con molta azione, tanto sangue freddo, e più di un colpo di scena. In questo primo capitolo della saga di Shaft, l’autore Ernest Tidyman si diverte a giocare con gli stereotipi del genere hard boiled (e con quelli razziali), dando vita a un racconto avventuroso e politicamente scorretto, intricato come un film del primo Tarantino e crudo come un romanzo di Ellroy.

Cosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi? La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime. Il padre è un astronomo di buon cuore che conosce le stelle, ma sembra non riuscire a vedere al di là del suo naso. La madre è una donna fragile e astiosa che di fronte alle difficoltà non sa far altro che chiudersi nella sua stanza con un panno bagnato sugli occhi. Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall'animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio. Il ritratto incredibilmente autentico di una ragazza alle prese con i guai della crescita e con le prime, drammatiche consapevolezze.

Sono trascorsi trent’anni. Ed Munster adesso è un uomo, è rimasto a vivere nella stessa cittadina e insegna nella scuola locale. Abita nella bella casa che gli ha lasciato la madre e affitta una stanza a una studentessa vivace da cui è attratto, suo malgrado. Ed sembra essersi lasciato il passato alle spalle, quell’estate del 1986 in cui era un ragazzino e trascorreva giorni interi con i suoi amici. Tra infinite corse in bicicletta, spedizioni nei boschi che circondano la pittoresca e decadente Anderbury e i pomeriggi a scuola, il loro era un tempo sereno: erano una banda, amici per la pelle. E avevano un codice segreto: piccole figure tracciate col gesso colorato, per poter comunicare con messaggi comprensibili solo a loro. Poi, un giorno, quei segni li avevano condotti fino al bosco. Fino al corpo smembrato di una ragazza. Chi sia stato l’artefice di un simile delitto, in questi trent’anni, non si è mai saputo. Sono state percorse innumerevoli piste, tutte finite in vicoli ciechi, tutte rimaste fredde. La verità di cosa sia successo quel giorno nel bosco non è mai emersa. Ma adesso Ed ha ricevuto una lettera: un unico foglio, un uomo stilizzato, disegnato col gesso. Anche gli altri hanno ricevuto lo stesso messaggio. L’uomo di gesso è tornato.


Per concludere avrei una domanda. Quando vi ho parlato per la prima volta di "La ragazza che dormì con Dio", siete rimasti tutti incuriositi ed entusiasti, così ho pensato che sarebbe bello leggerlo insieme con un gruppo di lettura. Ora, mi rendo conto che il prezzo del libro (19.00€ cartaceo, 10.99€  digitale) non sia proprio abbordabile e alla portata di tutti, ecco perché sono un po' titubante e preferisco prima chiedervelo. Nel caso in cui decidessi di fare un gruppo di lettura dedicato a questo libro, ci sarebbe qualcuno interessato e che riuscirebbe a partecipare? Vorrei fossimo almeno tre/quattro persone, altrimenti il divertimento di leggerlo insieme non ci sarebbe. Fatemi sapere qui nei commenti, così nel caso di risposta positiva inizio a programmare ed organizzare la cosa.