giovedì 12 aprile 2018

Cambio casa virtuale

Questo è un post difficile da scrivere, anche se nella mia mente è tutto chiaro e definito.
Quando ho deciso di riprendere in mano e riaprire questo blog, avevo paura di non trovarmi più a casa mia, di sentirlo troppo distante da me perché negli ultimi anni sono cambiata moltissimo, ma ho voluto provare perché sono affezionata a questo blog e perché mi dispiaceva "abbandonarlo" senza dargli un'altra possibilità.
Purtroppo questa mia paura è diventata realtà: non mi sento più a casa. Io non sono più "Il profumo dei libri", nonostante i cambiamenti che ho voluto apportare, nonostante tutta la mia buona volontà, io non mi sento più parte di questo posto.
Una parte di me è depressa e delusa, perché non pensavo sarebbe andata a finire così, perché pensavo di riuscire a rendere più giustizia all'anima de Il profumo dei libri; l'altra parte di me invece si sente bene e orgogliosa per essere riuscita ad ammettere che qualcosa non andava e coraggiosa, perché ho deciso di riniziare da capo in un altro blog che sarà la me adulta, la lettrice adulta e realizzata che sono diventata in questi ultimi anni.
Ecco, in poche righe sono riuscita a dire tutto, ma in realtà dentro di me si sta scatenando una guerra fatta di emozioni e sensazioni che non credo riuscirò mai a far capire.
Il nuovo blog era partito con un'idea diversa: volevo provare a stare dietro a quello nuovo in "incognito" e intanto portare avanti anche questo, per vedere dove mi trovavo meglio; mi sono resa conto prestissimo che non mi è possibile fare una cosa del genere per due motivi: il poco tempo e il mio cuore che mi trascina da una parte. E così la soluzione è arrivata da sé: mi trasferisco, prendo baracca e burattini e vado su VOGLIO LEGGERE! Il mio nuovo blog dove, come fosse una casa nuova, metterò pianta stabile e cercherò di renderlo, nel tempo, un posto accogliente e a mia immagine, un po' come avevo fatto con Il profumo dei libri.
Le cose che pubblicherò saranno le stesse, seguirò molto il cuore e i miei desideri, il mio tempo e la mia voglia, non ci saranno scadenze, rubriche prestabilite o un calendario accurato degli eventi. Scriverò quando avrò qualcosa da condividere, scriverò quando sentirò il bisogno di scambiare pensieri e opinioni con chi avrà voglia di leggermi e seguirmi.
Spero che ci sarà qualcuno che avrà ancora voglia di credere in me e che non si sentirà tradito da questo cambio di programma così veloce; in fin dei conti sono tornata solo qualche mese fa e già me ne vado, ma probabilmente una piccola parte sepolta dentro di me sapeva già che le cose sarebbero andate così.
Non mi resta che lasciarvi il link del nuovo blog, è ancora vuoto, devo ancora finire di sistemarlo, ma intanto ci tenevo a farvelo conoscere e darvi tempo di abituarvi con calma alla nuova casa in cui vi ospiterò per tutto il tempo che vorrete.
Spero con tutto il cuore che ci troveremo tutti bene e che continuerete a seguire questa pazza indecisa di nome Alessia, ma che ha una grandissima passione per la lettura e che non si arrende e vuole continuare a mostrarla al mondo.
Grazie di cuore a tutti voi e spero di potervi dire "benvenuti" su Voglio leggere!

VI ASPETTO SU

venerdì 23 marzo 2018

Chi ben comincia: Tramonto e polvere (Lansdale)

Buongiorno cari lettori, eccomi di nuovo con voi. Come avevo accennato nel post precedente, è tornata in me la voglia di lasciarvi degli incipit ogni tanto e così ho approfittato del libro che sto leggendo ed ho deciso di riprendere subito.
Sono rimasta colpita dall'incipit di Tramonto e polvere, perché in poche righe si riesce subito a capire quale sia lo stile di Lansdale: senza fronzoli, a tratti brutale, totalmente sincero e si sente un eco di "non me ne frega un cazzo di niente e di nessuno", scrivo quello che mi pare come mi pare. Ho visto interviste all'autore e credo che questo stile rispecchi in grandissima parte il suo essere uomo e scrittore. Conosco ancora poco Lansdale, ma riesce sempre a colpirmi, alcune volte con una carezza altre con uno schiaffo, uno di quegli schiaffi che servono per far aprire bene gli occhi. Infatti vorrei riuscire ad approfondire la sua scrittura e le sue storie in modo sempre più forte...ecco perché oggi vi lascio questo incipit, perché mi ha colpito come uno schiaffo e perché dopo aver letto ho sorriso e ho pensato: "Lansdale, sei proprio un furbacchione".
Fatemi sapere cosa ne pensate e se conoscete già Lansdale che ho voglia di confrontarmi con qualcuno che ha letto dei suoi libri, ma anche con chi è incuriosito dalle sue opere senza averle mai lette.


Il pomeriggio che piovvero rane, pesci grossi e pesci piccoli, Sunset scoprì che non ci voleva nulla a buscarne tante come Jack Tre Dita. Ma a differenza di Jack, che la sua ripassata l'aveva presa in pieno sole, a lei era capitato in casa propria, nella coda di un ciclone, con le finestre che minacciavano di scoppiare e su un pavimento di legno freddo come il marmo.
Se ne stava sulla schiena, con la sola parte superiore del vestito. Quella inferiore era volata via quando Pete, mentre la menava ben bene, le era montato sopra, e l'abito, ormai logoro come la politica, si era lacerato lasciandola coperta solamente dalla vita alle spalle.
Le era passato per la mente che di vestiti, adesso, gliene restavano due, e vedere questo andarsene in malora un po' le dispiaceva: era sì stinto, ma aveva un disegno a fiori che non era poi tanto male, e dei colori che si amalgamavano bene con le macchie.
Un pensiero fuggente, comunque. A impegnarle il cervello era soprattutto il modo di riuscire a farlo smettere. Cercava di tenerlo lontano con le mani, ma lui gliele respingeva, ed erano proprio le sue stesse braccia e mani, sbattendole sul volto, a fare all'incirca lo stesso danno dei cazzotti del marito.
La inchiodò a terra, le allargò le gambe e prese a strapparle quel poco che le era rimasto addosso.
Dopo averle fatto saltare anche la parte superiore del vestito, le abbrancò un lato del reggiseno, denudandola. - To', ecco la tetta, - disse. Ormai farfugliava, e il fiato sembrava grondargli alcol.
Poi le afferrò le mutande, e le strappò pure quelle. Infine si slacciò il cinturone con la pistola e lo gettò lì accanto. Mentre armeggiava attorno alla patta dei calzoni, con l'obiettivo di far entrare il mulo nella stalla, Sunset allungò una mano e riuscì a sfilare la .38 dalla fondina. Lui nemmeno se ne accorse. Lei gliela puntò alla tempia e gli fece saltare le cervella.

lunedì 19 marzo 2018

Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard

Buongiorno miei cari lettori, come procedono le vostre letture? Io posso ritenermi davvero soddisfatta perché sto leggendo più di quello che pensavo di riuscire a leggere e sto leggendo bene, cioè molti libri sono sopra le quattro stelline di valutazione, meglio di così non potrebbe andare, infatti la mia speranza che tutto l'anno continui così bene è molta, ma cerco anche di rimanere con i piedi per terra.
Proprio in questi giorni stavo riflettendo su una cosa: ricordate la rubrica che mi sono inventata anni fa "Chi ben comincia..." in cui presentavo gli incipit dei libri che avevo in lettura o che avrei letto a breve? Ecco, stavo pensando di riportarla sul blog, so che all'inizio avevo detto che non avrei fatto più rubriche, ma mi sono resa conto che ci sono libri che hanno incipit così belli o particolari che è un peccato non discuterne con voi, inoltre è un modo un po' diverso dalle solite presentazioni con trama e dati del libro...fatemi sapere se potrebbe piacervi come idea 😉
Ed ora basta chiacchiere che il libro di oggi ha bisogno di tutta la vostra attenzione e ammore per la lettura.

Titolo: Gli anni della leggerezza (La saga dei Cazalet #1)
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Casa editrice: Fazi Editore
Pagine: 606
Prezzo: 18.50 €

Trama:
È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali. Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.


Quando si parla di libri famosi e importanti come questo, io arrivo sempre dopo. Per il semplice fatto che aspetto sempre che le acque si calmino, che la foga dei lettori che lo hanno amato si calmi perché iniziano a leggere e parlare di altro. Sono fatta così, è raro che io legga un libro che ha tanto successo dopo poco dalla sua uscita, ma sapevo che prima o poi io e la famiglia Cazalet ci saremmo incontrati, e finalmente il momento è arrivato.
Gli anni della leggerezza è come un grande e bellissimo dipinto realista; ricco di colori, ombre, sfumature e minuziosi dettagli. Credo sarà impossibile mettere per iscritto i miei pensieri e rendere onore a questo romanzo, perché è così ampio e complesso che non saprei come fare, ma ci metterò tutta me stessa per cercare di farvi capire cosa mi è piaciuto e perché.

Sono presenti tantissimi personaggi e questa cosa mi ha destabilizzato all’inizio, quando ancora dovevo entrare bene nei meccanismi della storia e prendere dimestichezza con la penna della Howard, dopo di che non vedevo l’ora di poter conoscere ogni singolo personaggio e direi che la scrittrice ha accontentato abbondantemente questo mio desiderio; ovviamente non tutti hanno la stessa rilevanza e non tutti vengono fatti conoscere in ogni loro sfaccettatura, ma molti di essi sì: dalla famiglia che è protagonista, alla servitù, ad amici o familiari acquisiti, sono pochi i personaggi che rimangono oscuri e comunque qualcosa di loro lo si scopre entro la fine del libro. Un altro piccolo difetto ai miei occhi, sempre legato ai tanti personaggi è il ricordarsi i nomi, per alcuni ad esempio viene quasi sempre usato un soprannome, ma in alcuni momenti vengono chiamati col loro nome di battesimo ed in quel caso avresti visto un’Alessia con lo sguardo smarrito, sfogliando a ritroso cercando di capire di chi stavo leggendo...ovviamente anche in questo caso è capitato poche volte e dopo poco sono riuscita a districarmi tra i nomi in maniera magistrale. Rimanendo sempre sui personaggi, un altro aspetto che ho amato moltissimo è la loro naturalezza nel farsi conoscere e nel muoversi attraverso le pagine, il loro realismo e il modo in cui riescono a far vedere sia i pregi che i difetti, inoltre non mi era mai capitato di avere punti di vista da parte di adulti, “vecchi” e bambini, questo per farvi capire quanto è enorme l’intreccio di personaggi e trama e quanto lavoro c’è stato sull’approfondimento del loro carattere e del loro modo di agire e di porsi. Alcuni di essi crescono e cambiano molto durante la storia (e non parlo solo dei bambini), altri invece sembrano avere una regressione e un cambiamento in negativo, altri ancora rimangono fedeli a se stessi e non cambiano di una virgola (o quasi). Ne cito due per farvi entrare un po’ di più nella storia: Zoe (moglie di Rupert, quarto figlio dei Cazalet) la incontriamo come donna frivola, infantile, schizzinosa e dispettosa ma durante la storia accade un fatto che la cambia in modo quasi repentino e la rende migliore, ma nonostante tutto questo è uno dei personaggi più onesti di tutto il libro; esempio contrario è Villy (moglie di Edward, secondo figlio dei Cazalet) che durante la storia, a causa di riflessioni e di un’infelicità di fondo, si incupisce sempre di più fino ad avere intorno a sé un’aura di negatività quasi impenetrabile, si adombra e si deprime mano a mano che le pagine scorrono. Potrei stare a parlarvi dei personaggi per ore ed ore, perché sono tanti e sono il fulcro della storia, ma penso di aver detto a sufficienza per farvi capire quanto la Howard ha lavorato su questo aspetto del libro e quanto sia riuscito bene il suo lavoro.

La storia è ambientata nel 1930 in Inghilterra, passiamo dal Sussex a Londra in maniera abbastanza continua ed anche in questo la Howard è stata attenta e intelligente nel presentare le differenze tra la campagna e la città, tra gli uomini e le donne, tra i ricchi e poveri di quel tempo...tutto questo usando piccoli accorgimenti e descrizioni piazzate ad hoc. Pensate che in poco più di seicento pagine di libro, viviamo con i Cazalet un paio di anni (1937-38) e anche la ricostruzione storica di quel periodo mi ha davvero catturato molto, quando si inizia a parlare di Hitler, quando iniziano le visite in Germania da parte del primo ministro Chamberlain e di come vivono tutto questo i diversi componenti della famiglia e la servitù, in questo caso vengono approfondite le sensazioni, i pensieri e le riflessioni riguardo ad una possibile guerra.

Tutto ciò è raccontato con uno stile attento, ricco lessicalmente e pieno di dettagli minuscoli che in altri libri avrebbero annoiato il lettore, mentre in questo sono il naturale svolgersi degli eventi, anche i più piccoli e “insignificanti” eventi e, se possibile, rendono ancora più fluida e accattivante la lettura. Ironia e acutezza sono tratti distintivi della penna della Howard che ritroviamo in tutto il libro.
Per concludere, questo romanzo è enorme sotto ogni aspetto e tocca tantissimi tasti alcuni un po’ frivoli, altri che richiedono totale attenzione e valutazione; crea nel lettore una enorme quantità di emozioni e riflessioni ed i personaggi riescono ad entrare così bene e così facilmente nel cuore di chi legge che è davvero dura separarsi da loro e chiudere il libro. Questo è il primo volume dedicato alla famiglia e storia dei Cazalet, ma OVVIAMENTE cercherò di procurarmi tutti gli altri il prima possibile.

Letto dal 05 marzo 2018 al 10 marzo 2018
 ★★★★½

venerdì 16 marzo 2018

Libraccio I love you

Buongiorno, non sapevo proprio come intitolare questo post, inizialmente doveva essere "Santo Libraccio", poi alla fine ho cambiato idea, spero sia chiaro che il post serve per mostrarvi il piccolo danno che ho fatto da Libraccio. Di solito non trovo mai libri usati che ho nella mia wishlist e se li trovo sono edizioni molto vecchie che non voglio, questa volta ho avuto una botta di culo incredibile ed ho trovato ben cinque libri che desideravo tanto.
Per chi mi segue su Instagram li  ho presentati anche lì la settimana scorsa, tramite una diretta e delle storie dedicate ad essi, oggi finalmente il post "ufficiale" sul blog.


Eccoli qui, in tutto il loro splendore. Sono stata fortunata perché sono tutti come nuovi, a parte uno che ha la copertina leggermente rovinata, ma per il resto sembrano davvero appena stampati 😍
Ora ve li presento per bene uno ad uno, vi metterò la trama e avrete la possibilità di cliccare sulla cover per essere rimandati al sito della casa editrice per tutte le info che vi servono.
Spero di incuriosirvi e se qualcuno di voi ha letto uno di questi libri non esitate a dirmi cosa ne pensate.

Miguel è bellissimo, di una bellezza rara e miracolosa che sin dalla nascita scatena un culto appassionato in tutta la popolazione della città. Il fratello maggiore Santiago assiste ammirato e intimorito alle prodigiose reazioni che la bellezza dell’altro suscita nel padre e nella madre, nei passanti, nelle vicine di casa che affollano il cortile, nelle pretendenti smaniose che lo incalzano ovunque. Ama il fratello più piccolo ma finisce per diventarne l’ombra. Così come Miguel cattura sempre la luce dei riflettori, a Santiago tocca invece il buio degli angoli nascosti. Gli sguardi delle donne sono tutti per il fratello, la sua bellezza mantiene in secondo piano ogni aspetto dell’esistenza del primogenito. La vita tuttavia non fa sconti a nessuno e anche Miguel dovrà, attraverso un faticoso apprendistato, cercare la via per un rapporto maturo con gli altri. Il romanzo è ambientato in Messico, uno scenario che illumina la storia dei colori del realismo magico. Tutti gli eventi sembrano risplendere di una luce mitica e leggendaria. Il conflitto tra i fratelli, il ruolo dei genitori, le storie d’amore, la violenza, i viaggi sono raccontati attraverso un’introspezione psicologica profonda e realistica, ma assumono al tempo stesso un’aura di leggenda. La storia si snoda fra dispiaceri, fughe, rimorsi, ritrovamenti, abbandoni e illuminazioni, mentre seguiamo le vicende dei due fratelli, dei genitori, delle donne amate, degli abitanti del posto, tutti in modo diverso travolti e segnati per sempre da questo straordinario incontro con la Bellezza.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 1982, quando Brautigan, lontano dai successi dei suoi primi romanzi, lottava contro depressione e alcolismo, American Dust racconta – in un continuo sovrapporsi di piani temporali – la difficile adolescenza della voce narrante: un ragazzo di tredici anni che cresce senza padre nell’Oregon del secondo dopoguerra, vivendo di piccoli espedienti. Finché, sparando alle mele in un frutteto con il suo fucile calibro .22, colpisce accidentalmente e uccide il suo compagno di giochi e avventure, scoprendo così, nel modo più brutale, a quali conseguenze si vada incontro quando si decide di spendere i pochi soldi accumulati rivendendo vuoti di bottiglia per comprare delle cartucce, anziché un sano hamburger americano. Tra custodi di segherie sempre ubriachi e strane coppie che vanno ogni giorno a pesca portandosi dietro un divano sul quale stare comodamente sedute, tra ragazzine che abitano nell’agenzia di pompe funebri dei genitori e famiglie che cambiano casa ogni sei mesi passando da una roulotte all’altra, Brautigan ci racconta, in pagine di dolorosa, sognante levità, il retaggio di violenza, paura, dolore che si annida nelle pieghe del sogno americano.

John Shaft ha ventotto anni, la pelle nera e una licenza di detective privato. Schivando i mille pericoli di una New York ribollente e ringhiosa, si muove sicuro tra la sua abitazione nel Village, il suo quartier generale in Times Square e il letto di una delle tante ragazze che sembrano immancabilmente cadergli ai piedi. Ma quando viene rapita la figlia del boss malavitoso Knocks Persons, Shaft si trova suo malgrado risucchiato in un intrigo colossale di cui perfino la polizia ignora i contorni e che coinvolge la mafia italiana, i militanti nazionalisti neri e la criminalità di Harlem. Con l’aiuto del tenente Vic Anderozzi e di Ben Buford, amico di gioventù e ora a capo di una potente organizzazione armata, Shaft dovrà tentare di disinnescare la più grossa guerra criminale e razziale che New York abbia mai conosciuto. Con molta azione, tanto sangue freddo, e più di un colpo di scena. In questo primo capitolo della saga di Shaft, l’autore Ernest Tidyman si diverte a giocare con gli stereotipi del genere hard boiled (e con quelli razziali), dando vita a un racconto avventuroso e politicamente scorretto, intricato come un film del primo Tarantino e crudo come un romanzo di Ellroy.

Cosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi? La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime. Il padre è un astronomo di buon cuore che conosce le stelle, ma sembra non riuscire a vedere al di là del suo naso. La madre è una donna fragile e astiosa che di fronte alle difficoltà non sa far altro che chiudersi nella sua stanza con un panno bagnato sugli occhi. Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall'animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio. Il ritratto incredibilmente autentico di una ragazza alle prese con i guai della crescita e con le prime, drammatiche consapevolezze.

Sono trascorsi trent’anni. Ed Munster adesso è un uomo, è rimasto a vivere nella stessa cittadina e insegna nella scuola locale. Abita nella bella casa che gli ha lasciato la madre e affitta una stanza a una studentessa vivace da cui è attratto, suo malgrado. Ed sembra essersi lasciato il passato alle spalle, quell’estate del 1986 in cui era un ragazzino e trascorreva giorni interi con i suoi amici. Tra infinite corse in bicicletta, spedizioni nei boschi che circondano la pittoresca e decadente Anderbury e i pomeriggi a scuola, il loro era un tempo sereno: erano una banda, amici per la pelle. E avevano un codice segreto: piccole figure tracciate col gesso colorato, per poter comunicare con messaggi comprensibili solo a loro. Poi, un giorno, quei segni li avevano condotti fino al bosco. Fino al corpo smembrato di una ragazza. Chi sia stato l’artefice di un simile delitto, in questi trent’anni, non si è mai saputo. Sono state percorse innumerevoli piste, tutte finite in vicoli ciechi, tutte rimaste fredde. La verità di cosa sia successo quel giorno nel bosco non è mai emersa. Ma adesso Ed ha ricevuto una lettera: un unico foglio, un uomo stilizzato, disegnato col gesso. Anche gli altri hanno ricevuto lo stesso messaggio. L’uomo di gesso è tornato.


Per concludere avrei una domanda. Quando vi ho parlato per la prima volta di "La ragazza che dormì con Dio", siete rimasti tutti incuriositi ed entusiasti, così ho pensato che sarebbe bello leggerlo insieme con un gruppo di lettura. Ora, mi rendo conto che il prezzo del libro (19.00€ cartaceo, 10.99€  digitale) non sia proprio abbordabile e alla portata di tutti, ecco perché sono un po' titubante e preferisco prima chiedervelo. Nel caso in cui decidessi di fare un gruppo di lettura dedicato a questo libro, ci sarebbe qualcuno interessato e che riuscirebbe a partecipare? Vorrei fossimo almeno tre/quattro persone, altrimenti il divertimento di leggerlo insieme non ci sarebbe. Fatemi sapere qui nei commenti, così nel caso di risposta positiva inizio a programmare ed organizzare la cosa.

lunedì 12 marzo 2018

Tempi duri per i romantici di Tommaso Fusari

Buongiorno e ben ritrovati, anche per questo mese le letture procedono bene, ho avuto qualche piccola delusione, ma me lo aspettavo, l'anno era iniziato troppo bene per continuare su quell'onda di splendidi libri e nonostante io abbia iniziato a scegliere con molta più attenzione le mie letture, ogni tanto può capitare di cadere, l'importante è che le letture poi si rialzino insieme al mio umore da lettrice 😉
Oggi vi parlerò di un libro d'esordio che è piaciuto davvero a tantissime persone e che continua ad attirare tanta attenzione. Spero mi lascerete qualche commento così da scambiarci i nostri pensieri a riguardo, perché sono convinta che molti di voi lo abbiano già letto 😄


Titolo: Tempi duri per i romantici
Autore: Tommaso Fusari
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 203
Prezzo: 16.00 €

Trama:
Stefano ha ventidue anni e una vita tranquilla. Simpatico, belloccio e con la battuta sempre pronta, divide il suo tempo tra le serate a Trastevere con gli amici, il lavoro che non ama particolarmente ma che gli permette di avere una casa tutta per sé, le polpette piene d'amore di mamma e la storia con Michela. Sembrerebbe andare tutto per il verso giusto eppure a Stefano qualcosa non torna. Non può fare a meno di sentirsi incompleto, fuori posto, fuori cuore. Stare con Michela gli ha fatto capire che "con una donna puoi ridere, mangiare, guardarci un film, scoparci tutta la notte, prenderci il caffè insieme e correre comunque il rischio di non amarla". Perché l'amore vero è un'altra cosa. E sta da un'altra parte. Allora succede che ritrovare un dischetto di cartone con sopra disegnato un pettirosso dia uno strattone alla sua vita costringendolo a ripensare a quando, dieci anni prima, era poco più che un bambino. E a ricordare quegli occhi scuri e profondi, quelle lentiggini che diventavano una costellazione, quel modo goffo e particolarissimo di tirarsi da parte i capelli rosso fuoco. Da quel momento niente ha più senso se non andare a cercarla, ovunque sia, rischiando di perdere tutto pur di ritrovarla. Lei, Alice, il pezzo mancante, la ragazzina che ti guardava in un modo che non sai spiegare, in un modo che ti sentivi subito a casa. Perché, davvero, certe volte perdersi diventa l'occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché "si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene".



Ho letto questo libro grazie ad una challenge a cui partecipo, ma ne avevo già sentito parlare più che bene.
Tempi duri per i romantici racconta l’amore, quello vero, tra Stefano e Alice, passano la loro infanzia insieme, poi si separano e si perdono totalmente di vista. Quando finalmente Stefano scopre cosa è realmente successo ad Alice, si mette in testa di volerla ritrovare a tutti i costi. Si ritrovano, ma sono cambiati, cresciuti ed ognuno ha avuto la sua vita, sono passati tanti anni e per certi versi stentano a riconoscersi. Ma l’amore e l’affetto, quelli intensi e puri, ritornano sempre, si affievoliscono, ma sono sempre presenti nel profondo del cuore.

Mi sono approcciata a questo libro con aspettative discrete, nonostante le tante recensioni positive viste in rete, non ho mai pensato potesse essere un capolavoro o un libro totalmente adatto a me...e di nuovo il mio istinto non mi ha deluso. Sarà che io non sono una persona romantica, sarà che ormai la mia visione dell’amore è molto disincantata, ma ho trovato il libro di Fusari davvero troppo mieloso per i miei gusti. La storia d’amore è bellissima e il modo di raccontarla dell’autore è quello che potrebbe usare un ragazzo giovane al suo primo colpo di fulmine, cioè con purezza e speranza, verità e sincerità, nonostante il protagonista abbia più di vent’anni. Proprio questa purezza mi ha convinto a proseguire la lettura con la speranza di potermi sentire totalmente catturata. Purtroppo non è stato così.

Mi è piaciuta la storia, in alcuni punti sono riuscita anche a sentirmi in sintonia con i personaggi e di conseguenza ad emozionarmi, ma in generale ho trovato il libro troppo semplice, così come lo stile dell’autore. Ho apprezzato quando i due si ritrovano e lui spiega che la bellezza di Alice e l’affetto che prova verso di lei potrebbero fermare le guerre nel mondo, potrebbero sostenere il mondo come fossero il sole e la terra e cose simili...peccato che questi “paragoni” vengano ripetuti così spesso che a lungo andare mi siano venuti a noia e quando li leggevo e rileggevo mi dicevo dentro di me che l’autore avrebbe potuto usare altri mezzi più profondi e originali per far capire al lettore la bellezza di Alice e il loro amore.

Le storie individuali di Stefano e Alice sono più interessanti, anche se molto stereotipate; ma la cosa che più ho amato di tutto il libro sono gli amici di Stefano, loro sono riusciti a farmi sorridere e a darmi un senso di famiglia e forti rapporti, più che i due protagonisti messi insieme.
Il finale mi ha leggermente sorpreso, anche se alla fine ho trovato un banalità anche in questo, sicuramente è riuscito ad emozionarmi più di tante altre scene.

Penso che questo sia un libro perfetto per gli adolescenti, infatti credo lo proporrò a mia figlia e secondo me lo adorerà tantissimo. Forse io ormai sono troppo adulta per apprezzare storia di questo tipo, o forse Fusari avrebbe potuto osare un po’ di più cercando di raccontare questo amore in maniera più interessante e originale, invece di usare espedienti narrativi scontati e abusati. Sicuramente l’amore è uno degli argomenti più raccontati e più emozionanti, ma bisogna anche trovare il proprio modo e universo per raccontarlo.
In definitiva questo è un romanzo che consiglio a chi è romantico, a chi ama le storie piene di sentimenti e di amore vero; ma lo sconsiglio a chi cerca qualcosa di originale e intrigante. Purtroppo Fusari è stata una piccola delusione, anche se ovviamente non tutto il libro è da “buttare via”.

Letto dal 01 marzo 2018 al 03 marzo 2018
★★★

giovedì 8 marzo 2018

LiberaMente Donna

Buongiorno a tutti, il post di oggi è dedicato alle donne (auguri a tutte noi), alle donne lettrici, scrittrici e a personaggi femminili che lasciano il segno.
Ho letto spesso articoli in cui si dice che, nonostante la percentuale di lettrici sia più alta di quella maschile, in realtà i più letti sono autori maschi. Non so se le cose stiano ancora così, so che personalmente non faccio distinzioni, se un libro è bello lo è sia che sia stato scritto da un maschio, da una femmina o da più autori di sesso diverso. Ecco perché non sono qui per fare discorsi pesanti e di femminismo , ma sono qui per consigliarvi libri scritti da donne e personaggi femminili che mi hanno colpito. In qualche modo dobbiamo pur festeggiare la nostra importanza e perché non farlo con libri invece di mimose e cioccolatini? 😊
Cercherò, di essere breve e di coprire il panorama più ampio possibile, così da dare un consiglio ad ogni lettore che ha voglia di approcciarsi ad un genere nuovo o che magari vuole ampliare gli orizzonti del suo genere preferito.


Mi affiderei piuttosto all'istinto di una donna che alla ragione di un uomo  
(Stanley Baldwin)

Edward Hopper
La prima a cui ho pensato nel momento in cui questo post ha iniziato a prendere vita nella mia testa, è stata Maria Silvia Avanzato, scrittrice bolognese, pubblicata da Fazi Editore, che rientra perfettamente nel genere noir, ma non è solo questo. Nei suoi libri troviamo quasi sempre una grande ironia, ma soprattutto donne vere che mostrano la loro forza in modi diversi e interessanti. Sul blog trovate la recensione di Adamante e di In morte di una cicala; potete trovare qualche riga su Goodreads anche per Crune d'aghi per cammelli e Anemone al buio.

Non posso non citare Margaret Atwood scrittrice canadese molto prolifica, pubblicata in Italia dalla casa editrice Ponte alle Grazie. L'ho scoperta solo di recente ed ho letto solo due suoi libri, Il racconto dell'ancella e Per ultimo il cuore, ma la mia intenzione è quella di recuperarli tutti piano piano. Nei libri della Atwood troverete scorci di grande umanità e critica contro la società. Leggere la Atwood è entrare in un mondo parallelo non troppo distante dal nostro, un mondo in grado di aprire gli occhi del lettore e farlo riflettere, un mondo composto da personaggi molto realistici e sempre sinceri  nel bene e nel male. 

Ho recensito da poco un suo libro e non poteva mancare la scrittrice lituana-americana Ruta Sepetys, pubblicata in Italia da Garzanti. Nei suoi libri le protagoniste trovano sempre la forza di farcela, di crescere ed imparare, ma anche di insegnare e lasciare qualcosa agli altri personaggi e a noi scrittori. Con grande sincerità e emozione la Sepetys ci racconta le sue donne e il mondo che le circonda o le imprigiona. Sul blog trovate le recensioni dei suoi tre romanzi pubblicati da noi: Avevano spento anche la luna, Una stanza piena di sogni e Ci proteggerà la neve.

Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza  
(Rita Levi Montalcini)

Franz Eybl
Un'altra autrice americana che scrive thriller e lo fa magnificamente, Lisa Gardner pubblicata in Italia da Marcos y Marcos. Ho tre dei suoi cinque libri pubblicata qui da noi e ne sono rimasta sempre entusiasta e colpita. Riesce sempre ad entrare nell'animo umano, nonostante le sue protagoniste siano sempre a caccia di qualche colpevole, lasciano al lettore sempre qualcosa di profondo e importante.
Le mie recensione su Goodreads: A chi vuoi bene, La vicina, Toccata e fuga.

Rimaniamo in america con Diana Gabaldon, famosissima per la sua serie Outlander (da cui è stata tratta una splendida serie tv). In Outlander la protagonista Claire dà il meglio di sé: simpatica, coraggiosa, altruista, con le palle quadrate; insomma, un perfetto ritratto di una donna meravigliosa con i suoi pregi e difetti. Ma non si può limitare Outlander alla sola Claire, perché tutta la serie è splendida, dai personaggi alle ambientazioni alla storia che troviamo tra le pagine.
Potete trovare dei miei brevi pensieri sui primi tre libri della serie: La straniera, L'amuleto d'ambra, Il ritorno.

Anche se ultimamente lo leggo molto meno, mi pare sia giusto consigliare un paio di scrittrici che trattano fantasy e simili, così per staccarsi un po' dalla nostra realtà. Personalmente amo moltissimo Cecilia Randall, scrittrice modenese, pubblicata da Mondadori e Giunti. Di suo ho letto Gens Arcana (uno dei miei libri preferiti) e la duologia Millennio di fuoco, la sua capacità di creare meravigliosi personaggi e ambientazioni mozzafiato è indiscussa. Vorrei poi citare Laini Taylor, scrittrice americana pubblicata qui da noi da Fazi Editore, ho letto La chimera di Praga e La città di sabbia e il modo in cui è riuscita a caratterizzare la sua protagnosta Karou è eccezionale, così come sono eccezionali la fantasia e la passione che si celano dietro le sue storie.

Ciò che Dio non può più fare, una donna, a volte, lo può fare  
(Daniel Pennac)

Jonathan Wolstenholme
Altre autrici che sto scoprendo anch'io ultimamente, ma che mi sento già di consigliarvi sono Angela Carter, Elizabeth Strout e Joyce Carol Oates, britannica la prima e statunitensi le altre due. Di loro ho letto rispettivamente Figlie Sagge, Resta con me e Acqua nera; libri molto diversi che ho amato per lo stile e le storie raccontate e che ovviamente vi consiglio. Queste autrici vorrei riuscire a scoprirle piano piano e con gusto.



Ci sarebbe tanto altro da consigliare e di cui parlare, ma vorrei fermarmi qui per non creare un post noioso e lunghissimo, inoltre spero vi siano piaciute le immagini e le citazioni che ho sparso qua e là nel post. Fatemi sapere cosa ne pensate, se avete letto una di queste scrittrici, oppure in generale cosa ne pensate di loro...ed ovviamente mi aspetto di leggere qualche vostro consiglio a tema nei commenti 😊

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai.
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza.
Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza.
Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata.
(Oriana Fallaci)

lunedì 5 marzo 2018

Anche la morte ascolta il jazz di Valeria Biuso

Buongiorno cari lettori e buon lunedì, riguardando le recensioni precedenti, mi sono resa conto di una cosa, che stupida non avevo preso in considerazione. In tutte le recensioni omettevo la trama e non vi mettevo nemmeno un link per risalire ad essa. Non so perché ero partita in questo modo, ma da oggi vi metterò la trama del libro e un link per le info utile (di solito uso i post delle case editrici). Scusatemi, piano piano sistemerò anche i post pubblicati nelle scorse settimane. Potevate farmelo notare, no? Io che sono una povera vecchia senza più cervello 😂

Oggi vi parlo di un libro che ho ricevuto dalla gentilissima autrice, che mi ha mandato una copia nuova nuova comprata su Amazon di suo pugno. Questa è la prima esperienza di "richiesta di recensione" che faccio da quando ho riaperto ed avevo un po' paura per come potevano andare le cose, spero di essere riuscita a spiegare bene il mio pensiero riguardo questo libro e riguardo le mie emozioni.


Titolo: Anche la morte ascolta il jazz
Autore: Valeria Biuso
Casa editrice: Ianieri Edizioni
Pagine: 341
Prezzo: 17.00 €

Trama:
William Brooks è un giovane scrittore alla ricerca d’ispirazione a zonzo per le livide strade della febbricitante e contraddittoria New York della fine degli anni ’40. Scrive recensioni per il Partisan Review, la rivista più radicale della città, e frequenta i locali storici del bebop, costipati da morfinomani, perdigiorno e hipster. L’inaspettato incontro con un lontano parente, l’azzimato e nebuloso Noah Tats, riesce però a scuoterlo dal languore in cui si sentiva da tempo impaludato. Una seducente e misteriosa promessa di consapevolezza illumina d’improvviso l’orizzonte di William. Ma la strada è ancora percorsa da fittissime ombre e pesanti inquietudini… Valeria Biuso racconta la crisi identitaria di una generazione, evocando il relativismo dei nuovi valori fondamentali e le antinomie irrisolvibili che governano la società occidentale. Poesia beat, moda, jazz, esoterismo, gusto fantastico e controcultura hipster si fondono in un’appassionata e trasversale ricerca di autenticità.



Ho accettato di leggere questo libro perché la sua copertina, titolo e trama mi hanno subito convinto potesse essere qualcosa di interessante, un libro da scoprire e vivere. Ci ho messo tutta me stessa per leggerlo, mi sono impegnata davvero tanto, ma qualcosa è andato storto e non sono riuscita ad apprezzare a pieno il libro d'esordio della Biuso.

Will è il nostro protagonista, un ragazzo di 25 anni che si trova a New York, negli anni '40. Uno scrittore arenato, un perditempo e un ragazzo in piena crisi esistenziale. Percorriamo la sua storia che è scandita dalle vibranti note jazz che ricorrono in tutto il libro, ma è scandita anche da amici drogati e casinisti oppure molto naif e “troppo” indipendenti; parenti poco presenti o troppo assillanti e uno strano uomo che sembra trovarlo nei momenti più giusti ma anche impensati.
Non è facile spiegarvi meglio la trama di questo libro senza andarvi a raccontare cose che non vorrei, perché le 340 pagine di cui è composto ruotano tutte attorno a Will, al suo cambiamento; lo conosciamo che sembra essere già un po' in crisi, non sa bene cos'è l'amore, non è soddisfatto della vita e del suo lavoro e non riesce a concludere il suo romanzo, poi la situazione evolve peggiorando, Will diventa sempre più negativo, ottuso e scorbutico, sempre più confuso e paranoico, sempre più nero e ingobbito; sono pochi i momenti in cui sembra avere vera passione e colore dentro di sé. In tanti libri che ho letto il protagonista cambia in meglio o comunque arrivando ad un punto fermo della propria vita, in questo libro accade il contrario: l'inizio è abbastanza positivo e arriviamo ad una negatività così pesante che è difficile da comprendere.
Ecco perché questa lettura non è stata per niente facile per me, ho faticato a seguire e comprendere Will nel suo cadere sempre più giù senza riuscire a risollevarsi, forse proprio perché io non ho mai vissuto una situazione del genere, fatto sta che ho finito la lettura con una grande angoscia addosso e un peso nel petto.

La base da cui parte il romanzo è davvero interessante, così come è interessante il protagonista, ma a mio parere l'autrice ha abbondato un po' troppo con certi concetti e riflessioni. Alcune parti del libro, che dentro alla mia testa chiamavo “monologhi” (quelle parti in cui Will inizia con i suoi pensieri e riflessioni infiniti sempre più complessi e alcune volte un po' insensati), sono davvero molto lente e pesanti, proprio perché in quei momenti sembra quasi di leggere un trattato di psicologia o filosofia. Essendo io una comunissima mortale e anche un po' ignorante in materia, una volta passata la curiosità iniziale e alcuni sprazzi di genialità, mi sentivo in balia di concetti a me sconosciuti e che non capivo a fondo, un paio di volte sono dovuta andare a cercare il significato di alcune parole che non capivo e se, come accennavo sopra, può esserci la voglia di sapere e la curiosità, questo indubbiamente rallenta la lettura e la rende molto più stancante e impegnativa.
A queste parti così complicate, si contrappongono durante tutto il romanzo, degli esempi splendidi di creatività e di bravura con le parole; sono presenti delle descrizioni di ambienti e paesaggi davvero meravigliose e vivide, scene in cui l'estro dell'autrice viene fuori come un fiume in piena e schiaccia il lettore da quanto è forte, sincero e originale. La difficoltà di mantenere una linea di pensiero così complessa e che porta alla negatività, in modo così coerente e limpido per tutto il romanzo, è encomiabile. Perché una delle cose che più ho apprezzato di questo esordio narrativo sono la coerenza e la limpidezza con cui l'autrice ci racconta la storia; poi sembra quasi che ogni tanto il suo protagonista prenda vita propria ed inizi a tergiversare e perdersi in pensieri sempre più caotici e strambi, ma per fortuna con più o meno facilità si ritorna sempre sulla “retta via”.
Questo è un romanzo difficile da digerire, perché è contorto e tortuoso, perché scava negli anfratti più oscuri dell'animo umano, perché si affrontano in maniera più o meno profonda argomenti come il suicidio, l'inadeguatezza, la depressione, la perdita di se stessi e potrei continuare; tutti argomenti per niente facili e che possono essere visti e vissuti in maniera diversa da ognuno di noi. Prima di iniziare a leggere questo romanzo vi consiglio di farvi una grandissima dose di buonumore, di voglia di vivere, di sorrisi e felicità perché questo libro potrebbe essere in grado di estirpare ogni positività presente nel vostro corpo e buttarvi in una voragine nera, se non siete abbastanza forti, preparati e “freddi” nel leggerlo. Io non ero preparata ad una storia così cupa, enigmatica e opprimente ed infatti ne ho pagato le conseguenza perdendomi un pochino e facendomi sopraffare in alcuni momenti.

Letto dal 23 febbraio 2018 al 01 marzo 2018
★★★

giovedì 1 marzo 2018

Letture di febbraio (e tbr marzo)

Buongiorno e diamo il benvenuto al mese di marzo, che inizia con una bella nevicata, almeno qui dalle mie parti.
Sono stata molto indecisa se scrivere o meno questo post, perché oggi troverete un riassunto di tutte le letture fatte nel mese di febbraio e una probabile e possibile TBR per il mese di marzo. L'indecisione è venuta dal fatto che mi sembrava un po' una ripetizione scrivere qualche riga su libri di cui ho già scritto una recensione (o che leggerete presto) e anche dal fatto che io e le TBR non andiamo mai molto d'accordo; ma col fatto che partecipo a due challenge devo riuscire a progettare un po' di letture e così ci provo, al massimo non rispetterò le letture che mi ero proposta e amen 😅

LETTURE DI FEBBRAIO

Dal link potrete andare alla recensione che ho lasciato su Goodreads. Ho dato 4,5 stelline a questo quinto libro della famosissima serie di Harry Potter. Finalmente il risvolto adulto nella storia, nuovi personaggi che ho amato, vecchi personaggi più approfonditi che mi hanno sorpreso e storia e ambientazioni favolosi. Non potevo chiedere di meglio.

Ci proteggerà la neve - Ruta Sepetys
Ho pubblicato la recensione qualche giorno fa, dunque è inutile che sto a parlarvene tanto. Un romanzo meraviglioso e doloroso su alcune vicende della seconda guerra mondiale che spesso vengono messe da parte. Un'opera di Storia romanzata che dovrebbe avere l'attenzione di tutti i lettori del mondo. Inoltre la rinconferma della bravura della Sepetys, ve la consiglio con tutto il cuore.

Libro che avevo sugli scaffali da un sacco di tempo, ho aspettato il momento giusto, quello in cui il libro sembra chiamare a gran voce il lettore. Non mi pento affatto perché mi è piaciuto davvero molto, soprattutto l'ultimo capitolo che è uno dei più belli ed emozionanti che ho mai letto finora. Un protagonista che riesce a mostrare tutto il peggio e il meglio di sé (a volte avrei voluto prenderlo a cazzotti, altri abbracciarlo forte) e una storia che parla d'amore in modo un po' atipico e profondo.

Mi è stato inviato dall'autrice (che è stata gentilissima) e l'ho letto con aspettative abbastanza alte in quanto l'ambientazione e la trama mi ispiravano davver molto, purtroppo il libro non mi è piaciuto quanto avrei voluto. La base è buona, ma a mio parere viene sviluppata in modo un po' troppo statico, così mi sono annoiata un po' durante la lettura e ho trovato alcune parti e scene molto pesanti a causa del lessico usato e delle riflessioni "filosifiche" che hanno appesantito il tutto, ovviamente non tutto è andato male, il libro ha anche i suoi pregi e aspetti positivi. Spero di riuscire a pubblicare la recensione nella prossima settimana, così da spiegarvi meglio.

TBR DI MARZO

Tempi duri per i romantici - Tommaso Fusari
Non lo vedete in foto perché lo leggerò in formato pdf (sul cellulare 😵). Lettura per la challenge delle tre ciambelle. So che è piaciuto a chiunque e che ha emozionato tantissimi lettori, dunque spero che avrà lo stesso effetto su di me e che potrò dire di aver fatto un'altra ottima scoperta.

Cress - Marissa Meyer
Terzo libro della serie "Cronache lunari", dopo anni e anni mi sono decisa a continuare la serie grazie alla challenge di Denise e Veronica. Non so come potrà andare questa lettura proprio perché è passato tanto tempo da quando ho letto il volume precedente e perché, come già sapete, ultimamente leggo pochi libri per ragazzi e il genere non è più tra i miei preferiti, speriamo bene.

Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard
Altra serie che inizio, sempre per la challenge sopra citata. In questo caso ho aspettative molto più alte, perché so che la Saga dei Cazalet è molto più nelle mie corde e perché ha ricevuto recensioni meravigliosi da chiunque (o quasi). Anche in questo caso spero di non rimanere delusa.

Questo è un libro che ho scoperto da poco e che la mia tesora Veronica mi ha inviato (per uno scambio di favori). Mi ispira alla follia e anche se ho tantissime altre letture che mi aspettano da molto più tempo, ho voglia di leggerlo subito. Spero solo che riuscirò a leggere tutti questi libri in un solo mese. L'unico che è in forse è proprio quest'ultimo, ma ce la metterò tutta.


Vi aspetto nei commenti se avete voglia di condividere con me le letture che avete fatto a febbraio e la vostra tbr per il mese di marzo...inoltre, se vi va potete anche dirmi cosa ne pensate dei miei libricin e se volete potete anche scommettere su di me: riuscirò a rispettare in toto la mia tbr??? 

sabato 24 febbraio 2018

Ci proteggerà la neve di Ruta Sepetys

Buondì e buon sabato a tutti voi. Mi sto rendendo conto che questo 2018 è iniziato alla grande per quanto riguarda le letture e spero proprio continuerà su questa spumeggiante onda. Praticamente finora non ho letto libri al di sotto delle quattro stelle di valutazione  (a parte uno che me lo aspettavo non fosse fantastico come gli altri)...spero di non essermi appena tirata la gufata 😜
Oggi vi faccio compagnia con un'altra recensione di un libro splendido, che mi ha emozionata davvero molto, la riconferma di una scrittrice che si sta rivelando un vero porto sicuro per me, infatti spero Garzanti continuerà a portare in Italia tutti i suoi romanzi.
Piccola premessa, mi scuso per la lunghezza della recensione, ma avevo tanto da dire. Se avrete notato da quando ho ripreso in mano il blog, cerco di non scrivere mai recensioni chilometriche, per non annoiarvi e come sfida verso me stessa, ma questa volta proprio non ce l'ho fatta.


Titolo: Ci proteggerà la neve
Autore: Ruta Sepetys
Traduttore: Roberta Scarabelli
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 364
Prezzo: 16.90 €

Ogni volta che leggo un libro che tratta argomenti legati alle guerre, alla sofferenza e dolore, all’odio e al terrore che hanno provocato, ne esco sempre sconvolta ma anche più ricca dentro, perché in questi libri si troverà sempre una forte umanità e anche tanto coraggio in mezzo a tutte quelle emozioni negative e dolorose.

Così è stato per “Ci proteggerà la neve”, terzo libro di Ruta Sepetys che leggo e anche questa volta totalmente soddisfatta dalla storia che ha deciso di raccontare e dal modo in cui l’ha raccontata. L’autrice anche questa volta ha deciso di scrivere e raccontare una parte della storia che non viene quasi mai citata e raccontata. Se con “Avevano spento anche la luna” la Sepetys ha raccontato la deportazione dai paesi baltici ai gulag di Stalin; questa volta ha deciso di raccontarci la fuga verso la salvezza di persone di diverse nazionalità (paesi Baltici, polacchi, tedeschi, prussiani) che scappano dall’avanzata russa contro la Germania e ci parla di un’altra sciagura che ha colpito gli uomini in quel periodo, una sciagura ancor meno conosciuta (non ve ne parlo apertamente perché mi sono resa conto che nella trama del libro non ne viene fatta parola e di conseguenza vi farei spoiler).

Mettendo da parte un attimo la Storia, la stessa Sepetys mette subito in chiaro che questo libro è un’opera di storia romanzata e dietro ci sono anni e anni di ricerche, vorrei subito parlare dei personaggi e del modo in cui l’autrice ha deciso di raccontarci questa storia.
Abbiamo quattro punti di vista differenti: Joana una ragazza lituana, Emilia una ragazza polacca, Florian un ragazzo prussiano e Alfred un ragazzo tedesco; ci raccontano pressappoco lo stesso momento, spesso nello stesso identico posto, ma attenzione, non per questo troverete momenti noiosi o ripetitivi, tutt’altro, ognuno di loro ha qualcosa di intenso da raccontare e vivrà quegli esatti momenti in maniera totalmente differente dal compagno di racconto. Appena mi sono accorta di questa alternanza di punti di vista, ho storto un po’ il naso, ma a fine libro mi sono resa conto che tutto questo è stato perfetto, perché ho avuto la possibilità di “studiare” tutte le varie situazioni da angolazioni differenti, perché non solo cambia la voce narrante, ma cambiano anche i sentimenti e il modo di pensare e così la storia sembra acquistare ancora più sfaccettature di quelle che avrebbe avuto se raccontata da una sola voce; la storia diventa ancora più intensa e colma di emozioni fortissime, tant’è che sono arrivata alla fine con un groppo in gola, il batticuore e gli occhi lucidi.
E’ stato interessante scoprire questi fatti storici di cui sapevo pochissimo o addirittura niente di niente, è stato tremendamente difficile leggere di nuovo di quanto odio e dolore può provocare l’uomo e allo stesso tempo di quanto l’uomo può essere forte in mezzo alla debolezza, quanto può essere umano in mezzo ai disumani e quanta bontà, delicatezza e coraggio può avere in mezzo alla cattiveria e alla codardia.

Alcuni personaggi che non ho ancora citato mi hanno lasciato tanto dentro, come il caro e vecchio Poeta delle scarpe, così soprannominato dai suoi compagni di fuga, è stato un personaggio spesso presente che con la sua forza di volontà e la sua speranza è riuscito ad illuminare anche gli scenari peggiori, per non parlare di come si è preso a cuore il piccolo Klaus, si sono dati una grandissima forza a vicenda e tanto amorevole affetto. La grande e grossa Eva non è riuscita a lasciarmi molto, ma ho apprezzato la sua testardaggine e la sua voglia di dire sempre le cose come stanno, anche se causano dolore. Ma più di tutti mi è rimasta nel cuore Emilia, la piccola bionda polacca...credo sia uno dei personaggi più coraggiosi di cui ho mai letto e che riesce a sorprendere sempre più fino alla fine del libro, perché appena si inizia a leggere il suo punto di vista, quello che viene subito all’occhio è la sua grande nostalgia di casa e della sua famiglia e la sua debolezza, ma capitolo dopo capitolo viene fuori una forza da leonessa in questa ragazzina, soprattutto verso la fine.

Va tanto della mia ammirazione verso lo stile della Sepetys che riesce a rendere queste storie difficili più umane e più vicine a tutti noi, forse perché la sua famiglia ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà della guerra, non so il motivo, ma lei riesce a dare tanta forza a quello che scrive, come se avesse lei stessa il bisogno di sfogarsi col mondo e di rendere tutto il mondo partecipe di queste vicende spesso taciute e sconosciute; da ogni riga traspare la sua sincerità, la sua voglia di raccontare e di far conoscere a tutti quello che è successo; mettiamoci in mezzo anche una grande forza narrativa che le permette di raccontare qualsiasi tipo di storia (a mio parere) e mi sono trovata tra le mani un piccolo gioiello che la consacra ai miei occhi come una delle mie scrittrici preferite; inoltre è stata capace di collegare questo libro con il precedente “Avevano spento anche la luna” grazie ad un filo sottilissimo che ogni tanto viene citato nel libro e che, secondo me, arricchisce ancora di più la storia e la rende ancora più reale e viva.

Andando in un campo più superficiale, vorrei capire per quale motivo è stato scelto il titolo “Ci proteggerà la neve” che non rende giustizia alla storia o al titolo originale “Salt to the Sea”, non pretendevo certo che venisse mantenuto il titolo in inglese, ma se lo avessero semplicemente tradotto avrebbero fatto un lavoro molto migliore; per fortuna il contenuto è mille passi più avanti, e vorrei poter consigliare a tutti di non soffermarsi al titolo o alla copertina (che non è male), ma provate a leggere la trama, le prime pagine o la nota finale dell’autrice, perché questo libro merita di essere letto da ognuno di noi.

Letto dal 12 febbraio 2018 al 14 febbraio 2018
★★★★★

lunedì 19 febbraio 2018

Le cose che restano di Jenny Offill

Buongiorno miei carissimi lettori, come state? Siamo già vicini alla fine di febbraio e il mio corpo inizia ad avere bisogno di primavera, spero non si farà attendere troppo (sì, è la mia stagione preferita). 😊
Oggi volevo lasciarvi la recensione dell'ultimo libro letto, poi alla fine ho cambiato idea (come succede spesso) e ho pensato di lasciarvi la recensione di un altro libro letto in questo 2018, che spero potrà interessarvi e incuriosirvi verso questo libro particolare, ma pieno di significato!


Titolo: Le cose che restano
Autore: Jenny Offill
Traduttore: Gioia Guerzoni
Casa editrice: NN Editore
Pagine: 235
Prezzo: 17.00 €

Avevo questo libro in wishlist da moltissimo tempo e per il mio compleanno mi è stato regalato da Veronica, con la richiesta di "leggerlo quasi subito". Direi che sono stata brava ed ho rispettato abbastanza questa richiesta, visto che mi è arrivato alla fine di dicembre.

Venendo al libro e al suo contenuto, non potrei essere più soddisfatta di così, inizialmente ero stata colpita dalla copertina (quelle di NN editore sono quasi tutte delle meraviglie) ed ovviamente dalla trama, ma era passato molto tempo dalla "folgorazione" e la mia attenzione verso di esso era leggermente calata, diminuendo di riflesso le mie aspettative. È il secondo libro letto nel 2018 che mi sorprende in modo piacevolissimo.

La storia è narrata da Grace una bambina di otto anni con una famiglia davvero stramba. Madre e padre si contrappongono con una visione della vita fatta di racconti, storie e miti per la madre; e visione più scientifica, pratica e disillusa per il padre. Pensate che confusione doveva regnare nella testa di Grace, ed infatti questo caos viene fuori a tratti nella trama e nei pensieri della protagonista, perché in alcuni momenti Grace pensa con la testa della madre, in altri con quella del padre e nemmeno lei sa a chi dar ragione, così ogni tanto da ragione ad una e ogni tanto all'altro; alcune volte le menzogne le sembrano realtà, altre volte il contrario e altre volte ancora sogna, spera e desidera cose irrealizzabili o cose tangibili e reali.
Tutto il libro è costellato di questi aneddoti scientifici e non, spesso leggiamo "la mamma mi disse" (in questo caso è preponderante la parte materna) o "il papà mi disse" e soprattutto dai racconti della madre vengono fuori metafore che si possono collegare alla vita, al mondo, all'umanità, ai sentimenti e via dicendo; metafore davvero azzeccate che fanno riflettere il lettore sia durante la stessa lettura che dopo, nel momento in cui si chiude il libro per fare altro.

Da lettrice ho vissuto questa lettura con grande attenzione e ispirazione, perché inizialmente si viene colpiti dal mondo colorato, vibrante e "magico", poi ci si accorge che oltre ai colori esistono le ombre e l'oscurità che compaiono piano piano in una scena che sembra tutto fuorché oscurità, lasciando nel lettore la stessa amarezza e tristezza che si sentono nella narrazione della protagonista.
Perché se il libro è raccontato da una bambina di otto anni, leggendo si ha come la sensazione che in realtà questa bimba di otto anni sia diventata adulta e racconti a noi lettori alcuni ricordi della sua infanzia, perché in fondo si percepiscono sofferenza, tristezza e tanta nostalgia.
Lo stile della Offill è delicato e genuino, riesce a raccontare questa storia con il suo personale stile, riesce a renderla incantevole e ricca di spunti di riflessione nascosti, perché questa non è una storia immediata, che scopre subito tutte le sue carte, ma una di quelle che permette ad ogni lettore di usare la sua testa e il suo cuore, permette di sentirsi più vicini ad un concetto piuttosto che un altro e soprattutto permette di scavare a fondo tra metafore e aneddoti che nascondono un mondo dentro di loro.
Il finale mi ha stravolta, perché come per alcune parti precedenti ad esso, non è di immediata comprensione...ma dopo aver fatto passare un giorno ho riaperto il libro ed ho guardato le ultime righe a bocca spalancata, perché era totalmente inaspettato e decisamente azzeccato e originale, come modo di concludere questo libro splendido; inoltre c'è da considerare che questo è stato il romanzo d'esordio della Offill e sicuramente denota una grande capacità narrativa e un grande stile originale e unico, che riescono subito a farla emergere come una futura grande scrittrice.

Letto dal 09 gennaio 2018 al 12 gennaio 2018 
★★★★★

mercoledì 14 febbraio 2018

Ultimi avvistamenti

Buon pomeriggio a tutti, e buon San Valentino...festeggerete in qualche modo o farete come me, cioè lascerete passare la giornata come una qualunque (ovviamente ho fatto gli auguri a mio marito, ma niente di più xD).
Oggi vi proporrò un po' di libri che sono finiti direttamente nella mia wishlist dopo averli visti in giro su vari social network (instagram soprattutto), grazie a recensioni o presentazioni io ne sono rimasta folgorata. Non è un "prossimamente in libreria" e nemmeno un "in libreria adesso", perché alcuni di questi sono vecchiotti, mentre altri sono nuove uscite. Una selezione di ciò che ho messo in wishlist negli ultimi due mesi, in poche parole.
Spero possa essere un post di consiglio e di chiacchiera, magari alcuni di questi libri li avete letti, oppure vi prenderà la voglia fulminante di poterli leggere, come è successo a me. Io, se potessi, li comprerei tutti in blocco 😅 Fatemi sapere anche se vi interessa come "tipologia di post" perché così potrei prendere di nuovo in considerazione di condividere la mia wishlist con voi :)
Se siete interessati al libro vi basterà cliccare sulle cover per essere rimandati alle varie schede con tutte le info utili.

LA RAGAZZA CHE DORMI' CON DIO
Cosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi?
La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime. Il padre è un astronomo di buon cuore che conosce le stelle, ma sembra non riuscire a vedere al di là del suo naso. La madre è una donna fragile e astiosa che di fronte alle difficoltà non sa far altro che chiudersi nella sua stanza con un panno bagnato sugli occhi. Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall'animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio. E quando Jory si ritrova in esilio in una sperduta casa di campagna, reclusa insieme alla sorella incinta, ha la sensazione che le cose non possano andare peggio di così. Ma si sbaglia. Il ritratto incredibilmente autentico di una ragazza alle prese con i guai della crescita e con le prime, drammatiche consapevolezze. Un debutto appassionato e sincero, che fa entrare di diritto i Quanbeck nella galleria delle famiglie della narrativa americana difficili da dimenticare.

UN RAGAZZO D'ORO
Todd Aaron aveva undici anni quando in un giorno di pioggia la madre lo accompagnò nell’ennesima comunità di cura per bambini autistici. Adesso «la pioggia che cadde quel giorno ha quarantuno anni», e Todd non è più tornato a casa, eppure a Payton è sereno: legge l’Enciclopedia Britannica, svolge diligentemente i lavoretti che gli vengono assegnati e soprattutto prende sempre le sue medicine. È un punto di riferimento nella comunità, l’anziano del villaggio: in poche parole, un «ragazzo d’oro». Finché due eventi alterano il suo equilibrio: l’arrivo di Mike Hinton, un nuovo operatore che lo terrorizza, e quello di Martine, una bellissima ragazza «ad alto funzionamento» che gli insegna il valore delle storie, la libertà, il diritto alla disobbedienza. Per Todd niente sarà più lo stesso: compra delle mappe dell’America e disegna «un fiume grigio di matita» che da Payton arriva fino a casa sua. Non gli rimane che prepararsi alla fuga, e alla più grande avventura della sua vita. Con Un ragazzo d’oro, accolto con entusiasmo in patria e insignito del premio The Bridge come miglior romanzo americano inedito in Italia, Eli Gottlieb ha compiuto un piccolo, grande miracolo: raccontare l’autismo in prima persona, senza ombra di compiacimenti o di patetismi, regalandoci un personaggio e una voce dalla tenerezza disarmante.

LE ASSAGGIATRICI
"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame." Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando? La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito. Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.

LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI
«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: così Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano apparsi in Inghilterra negli ultimi trent’anni. Ma il lettore avrà il piacere di scoprirvi anche qualcos’altro: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato.

sabato 10 febbraio 2018

I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews

Buongiorno carissimi lettori e buon weekend, cosa farete di bello in questi due giorni in cui iniziano i festeggiamenti di carnevale? Io, oltre a lavorare, ho deciso di portare il mio piccolo alla festa del paese dove viviamo, in cui ci sarà una piccola sfilata di carri e di maschere, speriamo sarà qualcosa di carino e soprattutto speriamo piacerà a lui :)

Nel post di riapertura del blog avevo detto che la pagina dedicata al libro del mese l'avrei cancellata, ma guardandola e riguardandola ho cambiato idea, mi piace troppo come è impostata e così ho deciso di riprendere ad aggiornare quella.
Bene dopo queste info molto interessanti, direi di passare al libro di oggi, in realtà avrei voluto pubblicare qualcosa di diverso da una recensione, ma rileggendo questa mi sono venuti gli occhi a cuoricino perché mi piace proprio tanto come mi è venuta e mi emoziona il ricordo di quel libro rileggendo le mie parole.


Titolo: I miei piccoli dispiaceri
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Maurizia Balmelli
Casa editrice: Marcos y Marcos
Pagine: 363
Prezzo: 18.00 €

Ho iniziato a provare grande curiosità verso questa scrittrice un bel po’ di tempo fa, infatti “I miei piccoli dispiaceri” era in stallo nella mia libreria da un po’, aspettava il momento giusto per farsi scoprire. Adesso dopo averlo letto credo che aspettasse anche il mio umore giusto, perché questo libro non è per niente facile; è stata una lettura complicata a livello emotivo, un viaggio lungo e difficile attraverso le pagine.

“I miei piccoli dispiaceri” racconta la storia di Yoli (la protagonista) e di sua sorella Elfie, come contorno abbiamo tutta la famiglia mennonita di queste ragazze. Elfie non ha più voglia di vivere, cerca in tutti i modi di farla finita e puntualmente la sua famiglia arriva a salvarla a risollevarla e amarla. Noi lettori viviamo tutto questo attraverso gli occhi di Yoli, che si trova sempre più in una situazione scomoda: continuare a fare resistenza verso la sorella, cercare di farle capire quanto è bello vivere e quanto dolore provocherebbe se morisse; oppure cercare di andarle incontro, capire le sue motivazioni e rischiare di iniziare a pensare come aiutarla. Attorno a questa situazione abbiamo tutta la famiglia delle due sorelle, con i loro racconti allegri e tristi, con le loro vite vissute a pieno e i loro problemi e con i vari modi che hanno di affrontare dolore, vita e morte.
Non mi sento di dirvi di più, ma credo sia comprensibile la potenza e la difficoltà di questo romanzo, solo leggendo queste mie poche righe, quando si parla di vita, morte e di volontà così forti, è sempre complicato.

All’inizio della lettura ho avuto grandi difficoltà, ho iniziato a pensare che avrei potuto abbandonare il libro, ma ho stretto i denti e spinta da una grande curiosità verso la scrittrice e la sua storia, sono andata avanti, per fortuna. Ho avuto questi problemi, perché lo stile della Toews è Personalissimo e complesso (non a caso uso la maiuscola, perché spesso leggo “questo stile è personale” ed in realtà ha ben poco di questo aggettivo), perché non vengono usati discorsi diretti. Lo scritto della Toews è un lungo racconto in cui i dialoghi vengono presentati senza distacco dal resto. Personalmente non mi è mai capitato di incontrare questa particolarità e inizialmente mi ha causato molte difficoltà; inoltre facevo fatica a seguire la trama perché la scrittrice sembra un fiume in piena, non lascia fiato al lettore: dialoghi, descrizioni, momenti emozionali, scene forti, pensieri, ricordi… è tutto un susseguirsi ed io mi sono trovata sopraffatta. Ma ragazzi, per fortuna ho continuato, perché questo è uno dei libri più belli che ho mai letto, uno di quelli che è riuscito ad emozionarmi nel profondo e in modo intenso, uno di quelli che non dimenticherò tanto facilmente, sia per il suo contenuto, sia per quello che è riuscito a trasmettermi.

Yoli è una protagonista meravigliosa, penso di non aver mai letto un personaggio così intenso, reale e senza filtri. Tutto quello che le passa per la testa, per il cuore e per l’anima lei lo dona a noi lettori; così conosciamo le sue grandi debolezze e il suo grande dolore, ma anche la sua simpatia e ironia, il suo essere una persona normalissima con dubbi e incertezze. E quante emozioni, tantissime emozioni è riuscita a trasmettermi. Il mio cuore piangeva e sorrideva, poi si chiudeva a bozzolo e poi esplodeva. Ho pianto lacrime amare e lacrime di vero dolore, ho riso con gusto e sorriso con consapevolezza dei fatti.

Io credo di non avere altre parole per farvi capire quanto questo libro sia leale, sincero e puro. La sua potenza e complessità sono direttamente proporzionali alla sua bellezza.

Erano anni che non riuscivo ad instaurare un rapporto così intimo e personale con un personaggio e una storia, tant’è vero che non riesco a parlarvene di più perché alcune cose rimarranno gelosamente custodite nel mio cuore, insieme al ricordo di Yoli, Elfie e della loro famiglia.

Letto dal 21 novembre 2017 al 05 dicembre 2017
★★★★★

martedì 6 febbraio 2018

Pet Sematary di Stephen King

Buongiorno a tutti lettori, chiedo subito scusa per il mio ritardo nel rispondere ai vostri commenti, purtroppo ho usato per tutta la settimana scorsa il cellulare e da lì non mi faceva commentare col nuovo profilo (non capisco il perché) e così mi sono ridotta a rispondervi nell'unico giorno in cui sono riuscita ad accendere il pc per qualche minuto. A questo proposito vi ringrazio perché nonostante tutto il tempo che sono stata ferma col blog, voi siete ancora qui a leggermi. GRAZIE!

Oggi vi parlo di un altro libro che ho letto prima della riapertura del blog, ma di cui avevo scritto la recensione per testare le mie capacità. Rileggendola ora sono rimasta abbastanza soddisfatta e così ho deciso di condividerla con voi, nella speranza di trovare riscontro. Sicuramente è un libro che tanti di voi hanno letto, ma spero di poterlo "consigliare" ad altrettanti lettori che ancora si stanno approcciando a questo grande scrittore.


Titolo: Pet Sematary
Autore: Stephen King
Traduttore: Hilia Brinis
Casa editrice: Pickwick
Pagine: 417
Prezzo: 10.90 €

Questo è il quarto libro di King che leggo e mi sono resa conto che ogni volta che sto per iniziare un suo libro, il mio stato d’animo migliora e mi pervade la curiosità, quella curiosità che vediamo negli occhi dei bambini quando vedono una cosa nuova, o quando si incantano di fronte alle vetrine con i giocattoli; io so che, indipendentemente da quello di cui parlerà il libro che andrò a leggere e indipendentemente da come reagirà la mia mente, so che King saprà soddisfarmi, ammaliarmi e stregarmi come in ogni lettura firmata dalla sua penna.

Pet Sematary è un libro angosciante e terrificante, questi sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a quello che ho letto.
Il libro inizia con una prima parte un po’ lenta, dove ci viene presentata la famiglia Creed (protagonista del libro, soprattutto Louis) che si trasferisce in una piccola comunità rurale del Maine, dopo che il capofamiglia ha avuto un nuovo lavoro; conosciamo anche Jud Crandall (co-protagonista) il loro anziano ma arzillo vicino di casa. Questa prima parte è dedicata alle descrizioni, King ci introduce con molta calma la famiglia, il vicino, la cittadina e per finire il cimitero degli animali, che Jud Crandall farà conoscere alla famiglia pochi giorni dopo il loro trasferimento. Il lettore si sente tirare sempre più ferocemente verso la storia, nonostante la prima parte possa apparire un po’ noiosa e lenta, in realtà ha la capacità di far sentire il lettore sempre più in sintonia con tutta la storia, di catturare la sua mente e la sua completa attenzione. Inoltre King mette piccole scene o frasi “terrificanti”, che riescono a far ingranare nella mente del lettore dei meccanismi involontari per cercare di capire cosa succede e come si comporteranno i personaggi e così parte l’ansia, pura ansia.

Conclusa questa prima parte il ritmo di narrazione si fa più intenso, iniziano a succedere molte più cose e i personaggi iniziano a muoversi nel senso giusto per far intrecciare tutti i fili che porteranno al finale.
Credo di non aver mai provato un senso così forte di angoscia e terrore leggendo un libro; io non sono una persona che si impressiona molto facilmente e spesso anche davanti alle scene più forti e contorte riesco a mantenere la calma e riesco ad analizzare tutto in modo abbastanza distaccato. Con Pet Sematary mi è stato impossibile, mi sono trovata così dentro alla storia che in certi punti mi sembrava quasi di boccheggiare per la paura e avevo i nervi così tesi che stringevo il libro come se fosse la mia àncora di salvezza, mentre la mia mente viaggiava.

Con questa storia sono riuscita anche a provare grande dolore e tante forti emozioni, che mi hanno quasi portato verso una crisi di pianto e poi una crisi isterica. Di libri ne ho letti tanti così come ho letto tanti scrittori diversi, ma solo King riesce a prendermi le viscere e attorcigliarle, solo lui riesce a prendermi il cuore e stritolarlo.
Infatti non riesco a scrivere una recensione analitica e oggettiva, perché con la mente torno a quei momenti in cui la lettura mi ha preso così tanto da farmi uscire completamente dalla realtà.

Questo è un libro forte, in cui la psicologia del lettore viene fatta lavorare così tanto da tenderla come una corda di violino, è un libro che copre uno spettro emotivo enorme, almeno secondo me e che non molla mai l’attenzione del lettore. Per le persone più suscettibili emotivamente, credo ci vorrebbe un gran coraggio per leggerlo..
La cosa buffa, l’unica che mi ha fatto sorridere, è che nelle scene finali ci sono alcuni punti che sono davvero stati usati e strausati nei film horror e dentro di me pensavo che era impossibile King fosse stato così ingenuo da usare immagini così stereotipate...poi mi è venuto in mente che il libro è stato pubblicato nel 1983 e lì mi sono messa a ridere, perché non è King che ha copiato e reso queste scene degli stereotipi, ma probabilmente sono tutti gli altri che hanno preso spunto da queste immagini e scene. King si riconferma un Re, a mio modesto parere.


Letto dal 28 ottobre 2017 al 03 novembre 2017
★★★★★