sabato 24 febbraio 2018

Ci proteggerà la neve di Ruta Sepetys

Buondì e buon sabato a tutti voi. Mi sto rendendo conto che questo 2018 è iniziato alla grande per quanto riguarda le letture e spero proprio continuerà su questa spumeggiante onda. Praticamente finora non ho letto libri al di sotto delle quattro stelle di valutazione  (a parte uno che me lo aspettavo non fosse fantastico come gli altri)...spero di non essermi appena tirata la gufata 😜
Oggi vi faccio compagnia con un'altra recensione di un libro splendido, che mi ha emozionata davvero molto, la riconferma di una scrittrice che si sta rivelando un vero porto sicuro per me, infatti spero Garzanti continuerà a portare in Italia tutti i suoi romanzi.
Piccola premessa, mi scuso per la lunghezza della recensione, ma avevo tanto da dire. Se avrete notato da quando ho ripreso in mano il blog, cerco di non scrivere mai recensioni chilometriche, per non annoiarvi e come sfida verso me stessa, ma questa volta proprio non ce l'ho fatta.


Titolo: Ci proteggerà la neve
Autore: Ruta Sepetys
Traduttore: Roberta Scarabelli
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 364
Prezzo: 16.90 €

Ogni volta che leggo un libro che tratta argomenti legati alle guerre, alla sofferenza e dolore, all’odio e al terrore che hanno provocato, ne esco sempre sconvolta ma anche più ricca dentro, perché in questi libri si troverà sempre una forte umanità e anche tanto coraggio in mezzo a tutte quelle emozioni negative e dolorose.

Così è stato per “Ci proteggerà la neve”, terzo libro di Ruta Sepetys che leggo e anche questa volta totalmente soddisfatta dalla storia che ha deciso di raccontare e dal modo in cui l’ha raccontata. L’autrice anche questa volta ha deciso di scrivere e raccontare una parte della storia che non viene quasi mai citata e raccontata. Se con “Avevano spento anche la luna” la Sepetys ha raccontato la deportazione dai paesi baltici ai gulag di Stalin; questa volta ha deciso di raccontarci la fuga verso la salvezza di persone di diverse nazionalità (paesi Baltici, polacchi, tedeschi, prussiani) che scappano dall’avanzata russa contro la Germania e ci parla di un’altra sciagura che ha colpito gli uomini in quel periodo, una sciagura ancor meno conosciuta (non ve ne parlo apertamente perché mi sono resa conto che nella trama del libro non ne viene fatta parola e di conseguenza vi farei spoiler).

Mettendo da parte un attimo la Storia, la stessa Sepetys mette subito in chiaro che questo libro è un’opera di storia romanzata e dietro ci sono anni e anni di ricerche, vorrei subito parlare dei personaggi e del modo in cui l’autrice ha deciso di raccontarci questa storia.
Abbiamo quattro punti di vista differenti: Joana una ragazza lituana, Emilia una ragazza polacca, Florian un ragazzo prussiano e Alfred un ragazzo tedesco; ci raccontano pressappoco lo stesso momento, spesso nello stesso identico posto, ma attenzione, non per questo troverete momenti noiosi o ripetitivi, tutt’altro, ognuno di loro ha qualcosa di intenso da raccontare e vivrà quegli esatti momenti in maniera totalmente differente dal compagno di racconto. Appena mi sono accorta di questa alternanza di punti di vista, ho storto un po’ il naso, ma a fine libro mi sono resa conto che tutto questo è stato perfetto, perché ho avuto la possibilità di “studiare” tutte le varie situazioni da angolazioni differenti, perché non solo cambia la voce narrante, ma cambiano anche i sentimenti e il modo di pensare e così la storia sembra acquistare ancora più sfaccettature di quelle che avrebbe avuto se raccontata da una sola voce; la storia diventa ancora più intensa e colma di emozioni fortissime, tant’è che sono arrivata alla fine con un groppo in gola, il batticuore e gli occhi lucidi.
E’ stato interessante scoprire questi fatti storici di cui sapevo pochissimo o addirittura niente di niente, è stato tremendamente difficile leggere di nuovo di quanto odio e dolore può provocare l’uomo e allo stesso tempo di quanto l’uomo può essere forte in mezzo alla debolezza, quanto può essere umano in mezzo ai disumani e quanta bontà, delicatezza e coraggio può avere in mezzo alla cattiveria e alla codardia.

Alcuni personaggi che non ho ancora citato mi hanno lasciato tanto dentro, come il caro e vecchio Poeta delle scarpe, così soprannominato dai suoi compagni di fuga, è stato un personaggio spesso presente che con la sua forza di volontà e la sua speranza è riuscito ad illuminare anche gli scenari peggiori, per non parlare di come si è preso a cuore il piccolo Klaus, si sono dati una grandissima forza a vicenda e tanto amorevole affetto. La grande e grossa Eva non è riuscita a lasciarmi molto, ma ho apprezzato la sua testardaggine e la sua voglia di dire sempre le cose come stanno, anche se causano dolore. Ma più di tutti mi è rimasta nel cuore Emilia, la piccola bionda polacca...credo sia uno dei personaggi più coraggiosi di cui ho mai letto e che riesce a sorprendere sempre più fino alla fine del libro, perché appena si inizia a leggere il suo punto di vista, quello che viene subito all’occhio è la sua grande nostalgia di casa e della sua famiglia e la sua debolezza, ma capitolo dopo capitolo viene fuori una forza da leonessa in questa ragazzina, soprattutto verso la fine.

Va tanto della mia ammirazione verso lo stile della Sepetys che riesce a rendere queste storie difficili più umane e più vicine a tutti noi, forse perché la sua famiglia ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà della guerra, non so il motivo, ma lei riesce a dare tanta forza a quello che scrive, come se avesse lei stessa il bisogno di sfogarsi col mondo e di rendere tutto il mondo partecipe di queste vicende spesso taciute e sconosciute; da ogni riga traspare la sua sincerità, la sua voglia di raccontare e di far conoscere a tutti quello che è successo; mettiamoci in mezzo anche una grande forza narrativa che le permette di raccontare qualsiasi tipo di storia (a mio parere) e mi sono trovata tra le mani un piccolo gioiello che la consacra ai miei occhi come una delle mie scrittrici preferite; inoltre è stata capace di collegare questo libro con il precedente “Avevano spento anche la luna” grazie ad un filo sottilissimo che ogni tanto viene citato nel libro e che, secondo me, arricchisce ancora di più la storia e la rende ancora più reale e viva.

Andando in un campo più superficiale, vorrei capire per quale motivo è stato scelto il titolo “Ci proteggerà la neve” che non rende giustizia alla storia o al titolo originale “Salt to the Sea”, non pretendevo certo che venisse mantenuto il titolo in inglese, ma se lo avessero semplicemente tradotto avrebbero fatto un lavoro molto migliore; per fortuna il contenuto è mille passi più avanti, e vorrei poter consigliare a tutti di non soffermarsi al titolo o alla copertina (che non è male), ma provate a leggere la trama, le prime pagine o la nota finale dell’autrice, perché questo libro merita di essere letto da ognuno di noi.

Letto dal 12 febbraio 2018 al 14 febbraio 2018
★★★★★

lunedì 19 febbraio 2018

Le cose che restano di Jenny Offill

Buongiorno miei carissimi lettori, come state? Siamo già vicini alla fine di febbraio e il mio corpo inizia ad avere bisogno di primavera, spero non si farà attendere troppo (sì, è la mia stagione preferita). 😊
Oggi volevo lasciarvi la recensione dell'ultimo libro letto, poi alla fine ho cambiato idea (come succede spesso) e ho pensato di lasciarvi la recensione di un altro libro letto in questo 2018, che spero potrà interessarvi e incuriosirvi verso questo libro particolare, ma pieno di significato!


Titolo: Le cose che restano
Autore: Jenny Offill
Traduttore: Gioia Guerzoni
Casa editrice: NN Editore
Pagine: 235
Prezzo: 17.00 €

Avevo questo libro in wishlist da moltissimo tempo e per il mio compleanno mi è stato regalato da Veronica, con la richiesta di "leggerlo quasi subito". Direi che sono stata brava ed ho rispettato abbastanza questa richiesta, visto che mi è arrivato alla fine di dicembre.

Venendo al libro e al suo contenuto, non potrei essere più soddisfatta di così, inizialmente ero stata colpita dalla copertina (quelle di NN editore sono quasi tutte delle meraviglie) ed ovviamente dalla trama, ma era passato molto tempo dalla "folgorazione" e la mia attenzione verso di esso era leggermente calata, diminuendo di riflesso le mie aspettative. È il secondo libro letto nel 2018 che mi sorprende in modo piacevolissimo.

La storia è narrata da Grace una bambina di otto anni con una famiglia davvero stramba. Madre e padre si contrappongono con una visione della vita fatta di racconti, storie e miti per la madre; e visione più scientifica, pratica e disillusa per il padre. Pensate che confusione doveva regnare nella testa di Grace, ed infatti questo caos viene fuori a tratti nella trama e nei pensieri della protagonista, perché in alcuni momenti Grace pensa con la testa della madre, in altri con quella del padre e nemmeno lei sa a chi dar ragione, così ogni tanto da ragione ad una e ogni tanto all'altro; alcune volte le menzogne le sembrano realtà, altre volte il contrario e altre volte ancora sogna, spera e desidera cose irrealizzabili o cose tangibili e reali.
Tutto il libro è costellato di questi aneddoti scientifici e non, spesso leggiamo "la mamma mi disse" (in questo caso è preponderante la parte materna) o "il papà mi disse" e soprattutto dai racconti della madre vengono fuori metafore che si possono collegare alla vita, al mondo, all'umanità, ai sentimenti e via dicendo; metafore davvero azzeccate che fanno riflettere il lettore sia durante la stessa lettura che dopo, nel momento in cui si chiude il libro per fare altro.

Da lettrice ho vissuto questa lettura con grande attenzione e ispirazione, perché inizialmente si viene colpiti dal mondo colorato, vibrante e "magico", poi ci si accorge che oltre ai colori esistono le ombre e l'oscurità che compaiono piano piano in una scena che sembra tutto fuorché oscurità, lasciando nel lettore la stessa amarezza e tristezza che si sentono nella narrazione della protagonista.
Perché se il libro è raccontato da una bambina di otto anni, leggendo si ha come la sensazione che in realtà questa bimba di otto anni sia diventata adulta e racconti a noi lettori alcuni ricordi della sua infanzia, perché in fondo si percepiscono sofferenza, tristezza e tanta nostalgia.
Lo stile della Offill è delicato e genuino, riesce a raccontare questa storia con il suo personale stile, riesce a renderla incantevole e ricca di spunti di riflessione nascosti, perché questa non è una storia immediata, che scopre subito tutte le sue carte, ma una di quelle che permette ad ogni lettore di usare la sua testa e il suo cuore, permette di sentirsi più vicini ad un concetto piuttosto che un altro e soprattutto permette di scavare a fondo tra metafore e aneddoti che nascondono un mondo dentro di loro.
Il finale mi ha stravolta, perché come per alcune parti precedenti ad esso, non è di immediata comprensione...ma dopo aver fatto passare un giorno ho riaperto il libro ed ho guardato le ultime righe a bocca spalancata, perché era totalmente inaspettato e decisamente azzeccato e originale, come modo di concludere questo libro splendido; inoltre c'è da considerare che questo è stato il romanzo d'esordio della Offill e sicuramente denota una grande capacità narrativa e un grande stile originale e unico, che riescono subito a farla emergere come una futura grande scrittrice.

Letto dal 09 gennaio 2018 al 12 gennaio 2018 
★★★★★

mercoledì 14 febbraio 2018

Ultimi avvistamenti

Buon pomeriggio a tutti, e buon San Valentino...festeggerete in qualche modo o farete come me, cioè lascerete passare la giornata come una qualunque (ovviamente ho fatto gli auguri a mio marito, ma niente di più xD).
Oggi vi proporrò un po' di libri che sono finiti direttamente nella mia wishlist dopo averli visti in giro su vari social network (instagram soprattutto), grazie a recensioni o presentazioni io ne sono rimasta folgorata. Non è un "prossimamente in libreria" e nemmeno un "in libreria adesso", perché alcuni di questi sono vecchiotti, mentre altri sono nuove uscite. Una selezione di ciò che ho messo in wishlist negli ultimi due mesi, in poche parole.
Spero possa essere un post di consiglio e di chiacchiera, magari alcuni di questi libri li avete letti, oppure vi prenderà la voglia fulminante di poterli leggere, come è successo a me. Io, se potessi, li comprerei tutti in blocco 😅 Fatemi sapere anche se vi interessa come "tipologia di post" perché così potrei prendere di nuovo in considerazione di condividere la mia wishlist con voi :)
Se siete interessati al libro vi basterà cliccare sulle cover per essere rimandati alle varie schede con tutte le info utili.

LA RAGAZZA CHE DORMI' CON DIO
Cosa fai se hai quattordici anni e vivi ad Arco, nel sonnolento Idaho degli anni Settanta? Se nella tua famiglia è proibito ballare, andare al cinema o al bowling, fare il bagno con i maschi?
La vita di Jory Quanbeck è così. La presenza della religione è a tal punto concreta e incombente che Dio è sempre al suo fianco, la sorveglia, la giudica, la opprime. Il padre è un astronomo di buon cuore che conosce le stelle, ma sembra non riuscire a vedere al di là del suo naso. La madre è una donna fragile e astiosa che di fronte alle difficoltà non sa far altro che chiudersi nella sua stanza con un panno bagnato sugli occhi. Poi ci sono le sorelle, Frances e Grace. Soprattutto Grace, diciassettenne dallo sguardo e dall'animo di ferro, ritratto e immagine di Cristo. Grace, che torna da un viaggio come missionaria in Messico e annuncia, tra lo sconcerto generale, di portare in grembo il figlio di Dio. E quando Jory si ritrova in esilio in una sperduta casa di campagna, reclusa insieme alla sorella incinta, ha la sensazione che le cose non possano andare peggio di così. Ma si sbaglia. Il ritratto incredibilmente autentico di una ragazza alle prese con i guai della crescita e con le prime, drammatiche consapevolezze. Un debutto appassionato e sincero, che fa entrare di diritto i Quanbeck nella galleria delle famiglie della narrativa americana difficili da dimenticare.

UN RAGAZZO D'ORO
Todd Aaron aveva undici anni quando in un giorno di pioggia la madre lo accompagnò nell’ennesima comunità di cura per bambini autistici. Adesso «la pioggia che cadde quel giorno ha quarantuno anni», e Todd non è più tornato a casa, eppure a Payton è sereno: legge l’Enciclopedia Britannica, svolge diligentemente i lavoretti che gli vengono assegnati e soprattutto prende sempre le sue medicine. È un punto di riferimento nella comunità, l’anziano del villaggio: in poche parole, un «ragazzo d’oro». Finché due eventi alterano il suo equilibrio: l’arrivo di Mike Hinton, un nuovo operatore che lo terrorizza, e quello di Martine, una bellissima ragazza «ad alto funzionamento» che gli insegna il valore delle storie, la libertà, il diritto alla disobbedienza. Per Todd niente sarà più lo stesso: compra delle mappe dell’America e disegna «un fiume grigio di matita» che da Payton arriva fino a casa sua. Non gli rimane che prepararsi alla fuga, e alla più grande avventura della sua vita. Con Un ragazzo d’oro, accolto con entusiasmo in patria e insignito del premio The Bridge come miglior romanzo americano inedito in Italia, Eli Gottlieb ha compiuto un piccolo, grande miracolo: raccontare l’autismo in prima persona, senza ombra di compiacimenti o di patetismi, regalandoci un personaggio e una voce dalla tenerezza disarmante.

LE ASSAGGIATRICI
"Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame." Fino a dove è lecito spingersi per sopravvivere? A cosa affidarsi, a chi, se il boccone che ti nutre potrebbe ucciderti, se colui che ha deciso di sacrificarti ti sta nello stesso tempo salvando? La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. “Da anni avevamo fame e paura,” dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l’autunno del ’43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: “Mangiate”, davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell’ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s’intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del ’44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti – come una sorta di divinità che non compare mai – incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito. Rosella Postorino non teme di addentrarsi nell’ambiguità delle pulsioni e delle relazioni umane, per chiedersi che cosa significhi essere, e rimanere, umani. Ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf), racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della Storia, forte dei desideri della giovinezza. Come lei, i lettori si trovano in bilico sul crinale della collusione con il Male, della colpa accidentale, protratta per l’istinto – spesso antieroico – di sopravvivere. Di sentirsi, nonostante tutto, ancora vivi.

LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI
«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: così Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano apparsi in Inghilterra negli ultimi trent’anni. Ma il lettore avrà il piacere di scoprirvi anche qualcos’altro: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato.

sabato 10 febbraio 2018

I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews

Buongiorno carissimi lettori e buon weekend, cosa farete di bello in questi due giorni in cui iniziano i festeggiamenti di carnevale? Io, oltre a lavorare, ho deciso di portare il mio piccolo alla festa del paese dove viviamo, in cui ci sarà una piccola sfilata di carri e di maschere, speriamo sarà qualcosa di carino e soprattutto speriamo piacerà a lui :)

Nel post di riapertura del blog avevo detto che la pagina dedicata al libro del mese l'avrei cancellata, ma guardandola e riguardandola ho cambiato idea, mi piace troppo come è impostata e così ho deciso di riprendere ad aggiornare quella.
Bene dopo queste info molto interessanti, direi di passare al libro di oggi, in realtà avrei voluto pubblicare qualcosa di diverso da una recensione, ma rileggendo questa mi sono venuti gli occhi a cuoricino perché mi piace proprio tanto come mi è venuta e mi emoziona il ricordo di quel libro rileggendo le mie parole.


Titolo: I miei piccoli dispiaceri
Autore: Miriam Toews
Traduttore: Maurizia Balmelli
Casa editrice: Marcos y Marcos
Pagine: 363
Prezzo: 18.00 €

Ho iniziato a provare grande curiosità verso questa scrittrice un bel po’ di tempo fa, infatti “I miei piccoli dispiaceri” era in stallo nella mia libreria da un po’, aspettava il momento giusto per farsi scoprire. Adesso dopo averlo letto credo che aspettasse anche il mio umore giusto, perché questo libro non è per niente facile; è stata una lettura complicata a livello emotivo, un viaggio lungo e difficile attraverso le pagine.

“I miei piccoli dispiaceri” racconta la storia di Yoli (la protagonista) e di sua sorella Elfie, come contorno abbiamo tutta la famiglia mennonita di queste ragazze. Elfie non ha più voglia di vivere, cerca in tutti i modi di farla finita e puntualmente la sua famiglia arriva a salvarla a risollevarla e amarla. Noi lettori viviamo tutto questo attraverso gli occhi di Yoli, che si trova sempre più in una situazione scomoda: continuare a fare resistenza verso la sorella, cercare di farle capire quanto è bello vivere e quanto dolore provocherebbe se morisse; oppure cercare di andarle incontro, capire le sue motivazioni e rischiare di iniziare a pensare come aiutarla. Attorno a questa situazione abbiamo tutta la famiglia delle due sorelle, con i loro racconti allegri e tristi, con le loro vite vissute a pieno e i loro problemi e con i vari modi che hanno di affrontare dolore, vita e morte.
Non mi sento di dirvi di più, ma credo sia comprensibile la potenza e la difficoltà di questo romanzo, solo leggendo queste mie poche righe, quando si parla di vita, morte e di volontà così forti, è sempre complicato.

All’inizio della lettura ho avuto grandi difficoltà, ho iniziato a pensare che avrei potuto abbandonare il libro, ma ho stretto i denti e spinta da una grande curiosità verso la scrittrice e la sua storia, sono andata avanti, per fortuna. Ho avuto questi problemi, perché lo stile della Toews è Personalissimo e complesso (non a caso uso la maiuscola, perché spesso leggo “questo stile è personale” ed in realtà ha ben poco di questo aggettivo), perché non vengono usati discorsi diretti. Lo scritto della Toews è un lungo racconto in cui i dialoghi vengono presentati senza distacco dal resto. Personalmente non mi è mai capitato di incontrare questa particolarità e inizialmente mi ha causato molte difficoltà; inoltre facevo fatica a seguire la trama perché la scrittrice sembra un fiume in piena, non lascia fiato al lettore: dialoghi, descrizioni, momenti emozionali, scene forti, pensieri, ricordi… è tutto un susseguirsi ed io mi sono trovata sopraffatta. Ma ragazzi, per fortuna ho continuato, perché questo è uno dei libri più belli che ho mai letto, uno di quelli che è riuscito ad emozionarmi nel profondo e in modo intenso, uno di quelli che non dimenticherò tanto facilmente, sia per il suo contenuto, sia per quello che è riuscito a trasmettermi.

Yoli è una protagonista meravigliosa, penso di non aver mai letto un personaggio così intenso, reale e senza filtri. Tutto quello che le passa per la testa, per il cuore e per l’anima lei lo dona a noi lettori; così conosciamo le sue grandi debolezze e il suo grande dolore, ma anche la sua simpatia e ironia, il suo essere una persona normalissima con dubbi e incertezze. E quante emozioni, tantissime emozioni è riuscita a trasmettermi. Il mio cuore piangeva e sorrideva, poi si chiudeva a bozzolo e poi esplodeva. Ho pianto lacrime amare e lacrime di vero dolore, ho riso con gusto e sorriso con consapevolezza dei fatti.

Io credo di non avere altre parole per farvi capire quanto questo libro sia leale, sincero e puro. La sua potenza e complessità sono direttamente proporzionali alla sua bellezza.

Erano anni che non riuscivo ad instaurare un rapporto così intimo e personale con un personaggio e una storia, tant’è vero che non riesco a parlarvene di più perché alcune cose rimarranno gelosamente custodite nel mio cuore, insieme al ricordo di Yoli, Elfie e della loro famiglia.

Letto dal 21 novembre 2017 al 05 dicembre 2017
★★★★★

martedì 6 febbraio 2018

Pet Sematary di Stephen King

Buongiorno a tutti lettori, chiedo subito scusa per il mio ritardo nel rispondere ai vostri commenti, purtroppo ho usato per tutta la settimana scorsa il cellulare e da lì non mi faceva commentare col nuovo profilo (non capisco il perché) e così mi sono ridotta a rispondervi nell'unico giorno in cui sono riuscita ad accendere il pc per qualche minuto. A questo proposito vi ringrazio perché nonostante tutto il tempo che sono stata ferma col blog, voi siete ancora qui a leggermi. GRAZIE!

Oggi vi parlo di un altro libro che ho letto prima della riapertura del blog, ma di cui avevo scritto la recensione per testare le mie capacità. Rileggendola ora sono rimasta abbastanza soddisfatta e così ho deciso di condividerla con voi, nella speranza di trovare riscontro. Sicuramente è un libro che tanti di voi hanno letto, ma spero di poterlo "consigliare" ad altrettanti lettori che ancora si stanno approcciando a questo grande scrittore.


Titolo: Pet Sematary
Autore: Stephen King
Traduttore: Hilia Brinis
Casa editrice: Pickwick
Pagine: 417
Prezzo: 10.90 €

Questo è il quarto libro di King che leggo e mi sono resa conto che ogni volta che sto per iniziare un suo libro, il mio stato d’animo migliora e mi pervade la curiosità, quella curiosità che vediamo negli occhi dei bambini quando vedono una cosa nuova, o quando si incantano di fronte alle vetrine con i giocattoli; io so che, indipendentemente da quello di cui parlerà il libro che andrò a leggere e indipendentemente da come reagirà la mia mente, so che King saprà soddisfarmi, ammaliarmi e stregarmi come in ogni lettura firmata dalla sua penna.

Pet Sematary è un libro angosciante e terrificante, questi sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente ripensando a quello che ho letto.
Il libro inizia con una prima parte un po’ lenta, dove ci viene presentata la famiglia Creed (protagonista del libro, soprattutto Louis) che si trasferisce in una piccola comunità rurale del Maine, dopo che il capofamiglia ha avuto un nuovo lavoro; conosciamo anche Jud Crandall (co-protagonista) il loro anziano ma arzillo vicino di casa. Questa prima parte è dedicata alle descrizioni, King ci introduce con molta calma la famiglia, il vicino, la cittadina e per finire il cimitero degli animali, che Jud Crandall farà conoscere alla famiglia pochi giorni dopo il loro trasferimento. Il lettore si sente tirare sempre più ferocemente verso la storia, nonostante la prima parte possa apparire un po’ noiosa e lenta, in realtà ha la capacità di far sentire il lettore sempre più in sintonia con tutta la storia, di catturare la sua mente e la sua completa attenzione. Inoltre King mette piccole scene o frasi “terrificanti”, che riescono a far ingranare nella mente del lettore dei meccanismi involontari per cercare di capire cosa succede e come si comporteranno i personaggi e così parte l’ansia, pura ansia.

Conclusa questa prima parte il ritmo di narrazione si fa più intenso, iniziano a succedere molte più cose e i personaggi iniziano a muoversi nel senso giusto per far intrecciare tutti i fili che porteranno al finale.
Credo di non aver mai provato un senso così forte di angoscia e terrore leggendo un libro; io non sono una persona che si impressiona molto facilmente e spesso anche davanti alle scene più forti e contorte riesco a mantenere la calma e riesco ad analizzare tutto in modo abbastanza distaccato. Con Pet Sematary mi è stato impossibile, mi sono trovata così dentro alla storia che in certi punti mi sembrava quasi di boccheggiare per la paura e avevo i nervi così tesi che stringevo il libro come se fosse la mia àncora di salvezza, mentre la mia mente viaggiava.

Con questa storia sono riuscita anche a provare grande dolore e tante forti emozioni, che mi hanno quasi portato verso una crisi di pianto e poi una crisi isterica. Di libri ne ho letti tanti così come ho letto tanti scrittori diversi, ma solo King riesce a prendermi le viscere e attorcigliarle, solo lui riesce a prendermi il cuore e stritolarlo.
Infatti non riesco a scrivere una recensione analitica e oggettiva, perché con la mente torno a quei momenti in cui la lettura mi ha preso così tanto da farmi uscire completamente dalla realtà.

Questo è un libro forte, in cui la psicologia del lettore viene fatta lavorare così tanto da tenderla come una corda di violino, è un libro che copre uno spettro emotivo enorme, almeno secondo me e che non molla mai l’attenzione del lettore. Per le persone più suscettibili emotivamente, credo ci vorrebbe un gran coraggio per leggerlo..
La cosa buffa, l’unica che mi ha fatto sorridere, è che nelle scene finali ci sono alcuni punti che sono davvero stati usati e strausati nei film horror e dentro di me pensavo che era impossibile King fosse stato così ingenuo da usare immagini così stereotipate...poi mi è venuto in mente che il libro è stato pubblicato nel 1983 e lì mi sono messa a ridere, perché non è King che ha copiato e reso queste scene degli stereotipi, ma probabilmente sono tutti gli altri che hanno preso spunto da queste immagini e scene. King si riconferma un Re, a mio modesto parere.


Letto dal 28 ottobre 2017 al 03 novembre 2017
★★★★★

sabato 3 febbraio 2018

Regali di compleanno (viva i libri!)

Buongiorno, oggi volevo farvi vedere i regali che ho ricevuto per il mio compleanno e alcuni per Natale. So che siamo a febbraio, ma prima il blog era "chiuso" e adesso anche se è passato più di un mese, la voglia di farvi vedere tutti questi splendori era così tanta che me ne sono fregata e ho deciso di fare lo stesso questo post. 😄
(Mi sono appena accorta che si possono mettere le emoticon, quando usavo blogger prima non c'era questa possibilità ed ora sono felicissima😍)
Ok, scusate l'off-topic, ma il mio cervello evade in diretta. Dunque, il post verrà sicuramente lunghino, spero arriverete fino alla fine e spero mi lascerete i vostri pensieri su quello che più vi interessa. E magari se volete ripensate ai vostri regali di natale e ditemeli che la curiosità qui regna sovrana 😂

Eccoli in tutto il loro splendore, so che la foto occupa un sacco di spazio, ma mi piacciono così tanto tutti insieme che facciamo finta sia piccolina dai.
Come potete vedere oltre a tanti libricini ci sono anche il dvd della seconda stagione di Outlander, che mi è stato regalato perché su Sky non ero riuscita a registrarmi le vecchie puntate e non riuscivo a trovare un modo di vederlo, così Denise ha pensato bene di venirmi incontro e di portarmi Jamie e Claire 😍. Un segnalibro fatto a mano dedicato ad Alice nel Paese delle Meraviglie, potete vedere una frase nell'ovale e il mini libricino di una delle tante edizioni di Alice, bellissimo davvero. 
Poi per concludere una bellissima collana con un gufo orologio che guardo e ammiro tutti i giorni, perché mi piace troppissimo.
Venendo ai libri, vi faccio una breve lista, così da lasciarvi anche il link per avere informazioni in più, se vi interessano.

America Perduta - Bill Bryson
Ho scoperto questo autore poco tempo fa, e sono rimasta folgorata dalle sue pubblicazioni, così ho messo in wishlist questo libro e un altro nella speranza di riuscire a comprarli e leggerli presto. La mia zietta mi è venuta incontro e me lo ha preso, ora sto solo aspettando di trovare un attimo di tempo extra reading challenge per riuscire a godermelo come si deve.

Direi che non c'è bisogno di scrivere tanto. Ho iniziato a leggere la serie di Harry Potter ed ora sto recuperando tutti i libri perché sono rimasta affascinata e mi sono innamorata di questa serie (sarebbe sembrato strano l'opposto). Anche in questo caso il regalino viene da parte della mia zietta. Ah e sarà una delle mie prossime letture.

Io non mi chiamo Miriam - Majgull Axlesson
Un libro che ho conosciuto per caso un po' di tempo fa, dopo aver letto la trama ne sono rimasta totalmente affascinata e così l'ho messo in wishlist. Ho intenzione di leggerlo nei prossimi mesi, mi aspetto una lettura difficile e piena di sofferenza dunque devo proprio trovare il momento giusto in cui posso dedicarmici testa e cuore. Anche questo è un regalo della zietta, l'ultimo.

Shining - Stephen King
Ho iniziato a leggere King solo recentemente e da quel momento in poi (ovviamente) ho deciso piano piano di recuperare tutti i suoi libri, perché finora non mi ha mai deluso e perché ogni sua storia mi mette una curiosità pazzesca. Shining era uno di quelli che mi faceva più gola e così una mia cara amica ne ha approfittato e me lo ha regalato azzeccando esattamente l'edizione che volevo (insieme al segnalibro di Alice).

Moby Dick - Herman Melville
In realtà il mio obiettivo era quello di recuperare la bellissima edizione Bur Classici Deluxe, ma mi hanno regalato questa e va benissimo lo stesso, anche perché anche se meno ricca di quella sopra citata, le nuove grafiche delle cover dei classici Mondadori mi piacciono moltissimo. Sono una grande ignorante in fatto di classici e mi piacerebbe poter recuperare (con i miei tempi) qualche testo che più mi ispira. Questo me lo ha regalato la babysitter dei miei figli ed è stata gentilissimaaaaaaa.

Le cose che restano - Jenny Offill
L'unico libro che ho già letto tra questi, me lo ha regalato Veronica dicendomi che era una storia davvero bellissima e che visto che lei aveva letto subito il mio regalo di compleanno per lei, io avrei dovuto fare lo stesso e così ho fatto. Presto pubblicherò la recensione, ma vi anticipo che l'ho amato moltissimo. Insieme a questo Vero mi ha regalato il gufo orologio.

L'ospite d'onore - Joy Williams
E' l'unico autoregalo che mi sono concessa quest'anno, comprato sul sito della casa editrice ho avuto anche una carinissima shopper di tela con il logo della CE. Sono rimasta folgorata dalla meravigliosa cover e della voglia di conoscere il modo di raccontare di ques'autrice, proprio attraverso racconti brevi.

Ben - Paolo Visconti e Tatiana Cicoria
Questo libro è stata una grandissima sorpresa, perché non era nella mia wishlist. Una mia cara amica ha deciso di regalarmelo perché è stato scritto da suo cognato e perché sperava che la storia potesse piacermi.
Sicuramente lo leggerò, anche perché già la cover mi trasmette tanta tenerezza e perché trovo giusto provare a ributtarmi nei libri per ragazzi e quale modo migliore di farlo leggendo un libro di una persona della mia città e che indirettamente conosco?