sabato 24 febbraio 2018

Ci proteggerà la neve di Ruta Sepetys

Buondì e buon sabato a tutti voi. Mi sto rendendo conto che questo 2018 è iniziato alla grande per quanto riguarda le letture e spero proprio continuerà su questa spumeggiante onda. Praticamente finora non ho letto libri al di sotto delle quattro stelle di valutazione  (a parte uno che me lo aspettavo non fosse fantastico come gli altri)...spero di non essermi appena tirata la gufata 😜
Oggi vi faccio compagnia con un'altra recensione di un libro splendido, che mi ha emozionata davvero molto, la riconferma di una scrittrice che si sta rivelando un vero porto sicuro per me, infatti spero Garzanti continuerà a portare in Italia tutti i suoi romanzi.
Piccola premessa, mi scuso per la lunghezza della recensione, ma avevo tanto da dire. Se avrete notato da quando ho ripreso in mano il blog, cerco di non scrivere mai recensioni chilometriche, per non annoiarvi e come sfida verso me stessa, ma questa volta proprio non ce l'ho fatta.


Titolo: Ci proteggerà la neve
Autore: Ruta Sepetys
Traduttore: Roberta Scarabelli
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 364
Prezzo: 16.90 €

Ogni volta che leggo un libro che tratta argomenti legati alle guerre, alla sofferenza e dolore, all’odio e al terrore che hanno provocato, ne esco sempre sconvolta ma anche più ricca dentro, perché in questi libri si troverà sempre una forte umanità e anche tanto coraggio in mezzo a tutte quelle emozioni negative e dolorose.

Così è stato per “Ci proteggerà la neve”, terzo libro di Ruta Sepetys che leggo e anche questa volta totalmente soddisfatta dalla storia che ha deciso di raccontare e dal modo in cui l’ha raccontata. L’autrice anche questa volta ha deciso di scrivere e raccontare una parte della storia che non viene quasi mai citata e raccontata. Se con “Avevano spento anche la luna” la Sepetys ha raccontato la deportazione dai paesi baltici ai gulag di Stalin; questa volta ha deciso di raccontarci la fuga verso la salvezza di persone di diverse nazionalità (paesi Baltici, polacchi, tedeschi, prussiani) che scappano dall’avanzata russa contro la Germania e ci parla di un’altra sciagura che ha colpito gli uomini in quel periodo, una sciagura ancor meno conosciuta (non ve ne parlo apertamente perché mi sono resa conto che nella trama del libro non ne viene fatta parola e di conseguenza vi farei spoiler).

Mettendo da parte un attimo la Storia, la stessa Sepetys mette subito in chiaro che questo libro è un’opera di storia romanzata e dietro ci sono anni e anni di ricerche, vorrei subito parlare dei personaggi e del modo in cui l’autrice ha deciso di raccontarci questa storia.
Abbiamo quattro punti di vista differenti: Joana una ragazza lituana, Emilia una ragazza polacca, Florian un ragazzo prussiano e Alfred un ragazzo tedesco; ci raccontano pressappoco lo stesso momento, spesso nello stesso identico posto, ma attenzione, non per questo troverete momenti noiosi o ripetitivi, tutt’altro, ognuno di loro ha qualcosa di intenso da raccontare e vivrà quegli esatti momenti in maniera totalmente differente dal compagno di racconto. Appena mi sono accorta di questa alternanza di punti di vista, ho storto un po’ il naso, ma a fine libro mi sono resa conto che tutto questo è stato perfetto, perché ho avuto la possibilità di “studiare” tutte le varie situazioni da angolazioni differenti, perché non solo cambia la voce narrante, ma cambiano anche i sentimenti e il modo di pensare e così la storia sembra acquistare ancora più sfaccettature di quelle che avrebbe avuto se raccontata da una sola voce; la storia diventa ancora più intensa e colma di emozioni fortissime, tant’è che sono arrivata alla fine con un groppo in gola, il batticuore e gli occhi lucidi.
E’ stato interessante scoprire questi fatti storici di cui sapevo pochissimo o addirittura niente di niente, è stato tremendamente difficile leggere di nuovo di quanto odio e dolore può provocare l’uomo e allo stesso tempo di quanto l’uomo può essere forte in mezzo alla debolezza, quanto può essere umano in mezzo ai disumani e quanta bontà, delicatezza e coraggio può avere in mezzo alla cattiveria e alla codardia.

Alcuni personaggi che non ho ancora citato mi hanno lasciato tanto dentro, come il caro e vecchio Poeta delle scarpe, così soprannominato dai suoi compagni di fuga, è stato un personaggio spesso presente che con la sua forza di volontà e la sua speranza è riuscito ad illuminare anche gli scenari peggiori, per non parlare di come si è preso a cuore il piccolo Klaus, si sono dati una grandissima forza a vicenda e tanto amorevole affetto. La grande e grossa Eva non è riuscita a lasciarmi molto, ma ho apprezzato la sua testardaggine e la sua voglia di dire sempre le cose come stanno, anche se causano dolore. Ma più di tutti mi è rimasta nel cuore Emilia, la piccola bionda polacca...credo sia uno dei personaggi più coraggiosi di cui ho mai letto e che riesce a sorprendere sempre più fino alla fine del libro, perché appena si inizia a leggere il suo punto di vista, quello che viene subito all’occhio è la sua grande nostalgia di casa e della sua famiglia e la sua debolezza, ma capitolo dopo capitolo viene fuori una forza da leonessa in questa ragazzina, soprattutto verso la fine.

Va tanto della mia ammirazione verso lo stile della Sepetys che riesce a rendere queste storie difficili più umane e più vicine a tutti noi, forse perché la sua famiglia ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà della guerra, non so il motivo, ma lei riesce a dare tanta forza a quello che scrive, come se avesse lei stessa il bisogno di sfogarsi col mondo e di rendere tutto il mondo partecipe di queste vicende spesso taciute e sconosciute; da ogni riga traspare la sua sincerità, la sua voglia di raccontare e di far conoscere a tutti quello che è successo; mettiamoci in mezzo anche una grande forza narrativa che le permette di raccontare qualsiasi tipo di storia (a mio parere) e mi sono trovata tra le mani un piccolo gioiello che la consacra ai miei occhi come una delle mie scrittrici preferite; inoltre è stata capace di collegare questo libro con il precedente “Avevano spento anche la luna” grazie ad un filo sottilissimo che ogni tanto viene citato nel libro e che, secondo me, arricchisce ancora di più la storia e la rende ancora più reale e viva.

Andando in un campo più superficiale, vorrei capire per quale motivo è stato scelto il titolo “Ci proteggerà la neve” che non rende giustizia alla storia o al titolo originale “Salt to the Sea”, non pretendevo certo che venisse mantenuto il titolo in inglese, ma se lo avessero semplicemente tradotto avrebbero fatto un lavoro molto migliore; per fortuna il contenuto è mille passi più avanti, e vorrei poter consigliare a tutti di non soffermarsi al titolo o alla copertina (che non è male), ma provate a leggere la trama, le prime pagine o la nota finale dell’autrice, perché questo libro merita di essere letto da ognuno di noi.

Letto dal 12 febbraio 2018 al 14 febbraio 2018
★★★★★

4 commenti:

  1. Eccomi! Sì, proprio io... che non ho mai ancora letto questa autrice Y-Y devo assolutamente recuperare perché penso di non aver mai letto nemmeno un parare negativo a riguardo!
    Certo, diciamo che per titoli del genere, bisogna aspettare il momento giusto, però secondo me, come hai detto anche tu, riescono sempre ad arricchire un sacco! Sono proprio curiosa :3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io prima di iniziare a leggerla, anni fa, non mi sono andata a guardare altre recensioni, dunque non so in generale com'è l'apprezzamento per questa autrice, ma so Silvia la ama almeno quanto me, dunque sì...dovresti recuperare anche la Sepetys e se proprio pensi che questo genere sia troppo pesante, potresti provare ad iniziare con "Una stanza piena di sogni". Ho scritto la recensione anche di quello, nel 2013 (oddio quanto tempo), se vuoi provare a vedere :)

      Elimina
  2. Conosco questa scrittrice solo di nome e i titoli dei suli libri, ma non ne ho mai letto nessuno. So che è molto amata e mi fa piacere che sia anche una delle tue scrittrici predilette.
    Ogni tanto leggo libri di questo genere, ma lo faccio raramente perché non riesco a non pensare che, pur essendo fatti romanzati, sono fatti realmente accaduti e mi sale l’angoscia. Non escludo in futuro che possa leggere questi libri ma, come dice Denise, bisogna aspettare il momento giusto. :3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il brutto o bello di questi libri è proprio che sono strettamente collegati ad una pagina devastante della storia del mondo. Io sono "appassionata" a queste cose, e ne ho letti un bel po' di libri a riguardo, ma capisco bene che ci vuole sempre l'umore adatto e bisogna sempre riuscire ad essere in grado di non crollare di fronte a tutto il dolore e le brutture che questi libri mostrano.
      Mi piacerebbe leggere una tua recensione di un libro che tratti questi argomenti, prima o poi ;)

      Elimina

Lasciate un segno del vostro passaggio, sono sempre felice di leggere e rispondervi ♥